
Lo Storico Carnevale di Ivrea tra riti antichi e usanze moderne, come momento di forte e serena aggregazione collettiva (con photogallery).
Una marea rossa di berretti frigi riempie le vie di Ivrea in occasione del Carnevale, mescolandosi alle divise variopinte delle squadre degli aranceri. Qui non esistono maschere e le persone vestite con abiti settecenteschi rievocano la vita passata della cittadina, mentre il Vescovo – che cammina da solo e tranquillo tra la folla, con la papalina e il mantello porpora – è quello vero, e si gode la folla e lo spirito autentico di una festa vissuta dall’intera popolazione, senza vincoli di età o ceto sociale.
Un’umanità variegata invade infatti le vie strette della cittadina canavesana nei giorni più pazzi dell’anno, quando tutto è – solo all’apparenza – senza regole. Lo Storico Carnevale viene atteso per dodici mesi e culmina sempre nella spettacolare battaglia delle arance ripetuta da domenica a martedì grasso, ma il suo rituale è molto più complesso e profondo, codificato e stratificato, e mescola i contenuti delle diverse epoche in cui è evoluto. Partendo dalle cerimonie pagane dei selvatici alpini, passando per lo ius primae noctis di radice medievale, lambendo la dominazione napoleonica e raggiungendo il Regno dei Savoia, la festa ha integrato momenti salienti di ciascun periodo, conferendo a questa manifestazione la sua conformazione attuale.
La Vezzosa Mugnaia, figura centrale dell’evento, scelta ogni anno tra le giovani spose eporediesi e presentata il sabato sera a una folla entusiasta raccolta nella piazza del Municipio, è un’allegoria esclusiva di questo territorio che simboleggia la ribellione del popolo e delle donne al potere arrogante dei signorotti locali; le zappate degli Scarli e il loro ‘abbruciamento’ da parte di una coppia di sposi per ciascun rione è l’evoluzione urbana di quell’usanza arcaica di cacciare l’inverno attraverso il fuoco purificatore, aprendo così alla stagione primaverile e alla fertilità; le arance usate per la battaglia sono un frutto pare importato dai Savoia quando svernavano in Costa Azzurra: sembra che le ragazze della nobiltà ne lanciassero dai balconi ad aitanti giovanotti per esser notate, ottenendo probabilmente un lancio di ritorno per scherzo.
In un’ottica di rispetto verso il territorio e di coscienza civica che pervade tutta la manifestazione, le arance usate per la battaglia non fanno parte della catena alimentare, perché la loro dimensione (troppo grandi o troppo piccole) non le rendono idonee agli standard della vendita; sono piuttosto destinate al mercato industriale, per farne spremute e altri derivati. I rioni del Carnevale di Ivrea si inseriscono in questo circuito e le acquistano direttamente dai produttori (attualmente in Calabria), pagandole in anticipo e allo stesso prezzo delle aziende (che spesso hanno tempi biblici per il pagamento).
La poltiglia, generata dai lanci andati a buon fine e dai calpestamenti di piedi e zoccoli di cavalli, viene poi reintrodotta nella catena alimentare sotto forma di compost fertilizzante, chiudendo così un circolo che a ben vedere ha poco a che fare con lo spreco, ma genera invece lavoro e contribuisce – per quel che può – all’economia nazionale.
Un’attenzione a tutto attraversa ogni aspetto di questi tre giorni di festa: ogni qual volta il Corteo della Mugnaia si scioglie per lo svolgimento di un evento cruciale, deve poi ricostituirsi secondo un ordine stabilito dal cerimoniale; le squadre impegnate nella battaglia devono sottostare a regole di etica ed estetica per non venire penalizzate nella competizione che decreterà le vincitrici; i partecipanti col berretto frigio non devono lanciare arance, perché il loro ruolo è di semplici simpatizzanti e non di guerrieri (e questo aspetto necessita una maggiore sorveglianza per impedire infiltrazioni di esterni che non hanno ben compreso il significato della festa e rischiano di sporcarla); è previsto un test alcolico per i Cavallanti e le figure chiave di ogni squadra.
Al di là delle regole, la festa non è stata imbrigliata, ma vibra di un’energia che sale dalla pancia. Lo dimostra anche l’aumento di partecipanti, che hanno raggiunto nell’edizione 2013 circa 9000 aranceri da terra (suddivisi in nove squadre, alcune con cinquanta carnevali alle spalle) e 56 carri da getto, perché lo spirito che spinge ad aderire a questa manifestazione è riassumibile nella parola Passione. Quella vera, incondizionata, senza secondi fini, dove ciascuno fa la sua parte, in prima linea come nelle retrovie. È il senso di appartenenza a una comunità a uscire prepotente, sia in chi trascorre la notte a cucinare pentoloni di fagioli grassi (distribuiti in piazza a offerta libera), sia in chi da mezzo secolo è solito massaggiare la muscolatura dei cavalli tra un giorno di battaglia e l’altro.
Nelle sedi delle squadre lo spirito del Carnevale è tenuto in vita tutto l’anno, come base per i rapporti interpersonali e transgenerazionali, dove i più giovani vengono accolti ed educati secondo i valori comunitari, perché questa tradizione e questo modo di vivere la terra e la comunità non si perda nel tempo. È infatti negli occhi brillanti di tutti gli abitanti di Ivrea che si coglie una grande, sana euforia. Gli immancabili sfottò tra squadre, vicini ai cori da stadio, agli inni galvanizzanti degli eserciti in guerra, non sono micce per la violenza, ma solo preludi di un atto fisico fine a sé stesso e quando il lancio termina sono i sorrisi, gli abbracci e le strette di mano tra rivali a diventare i veri protagonisti di questo grande gioco di ruolo.
Il ringraziamento più sentito alla Fondazione dello Storico Carnevale di Ivrea, al Distretto Commerciale e a Turismo Torino che hanno dato la possibilità di vivere da dentro questo straordinario evento collettivo.
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Hotel Torino
Hotel Venezia
Hotel Firenze


complimenti davvero per il vs. reportage..avete descritto perfettamente la realtà di questo Carnevale troppo spesso criticato per la violenza e gli sprechi….
Grazie Franco: detto da un eporediese, l’apprezzamento vale tanto. Il vs Carnevale è unico per energia e spirito.
si Barbara, noi eporediesi riteniamo che questa manifestazione sia unica…..rientra si nei carnevali, ma per l’atmosfera che si respira, i sentimenti, e le emozioni che si provano ritengo che sia qualcosa di più…forse proprio come l’hai aggettivata tu “nobile ” ….l’unica cosa è che, come avrai potuto provare, il tutto si capisce solo quando si viene ad Ivrea, in tv non trasmette nulla… ciao e grazie ancora p.s.