Il dattero, ripieno

Dolcetto arabo

Le dita restano incollate alla superficie rugosa del dattero, che trasuda la sua zuccherina essenza e – solo con uno sguardo – agisce sui denti e agita il metabolismo. Al posto del nocciuolo, una striscia sottile di burro permette al gheriglio di noce d’infilarsi senza fatica e far bella mostra di sé.

L’effetto cromatico è gradevole, poiché il colore dei diversi elementi è assortito bene e tale sensazione si mantiene anche quando il piccolo dolcetto viene assaggiato: la dolcezza del frutto e la secca granulosità della noce sono amalgamati nella viscosità del burro. Inutile dire che si tratta di una piccola bomba calorica, i cui grassi saturano il sangue all’istante, ma sono una delle specialità dell’area del Maghreb, dove le oasi con palmeti coprono ampie superfici e camminarvi all’interno è come stare in una delle foreste a cui siamo abituati.

Il dattero, vera risorsa economica per tante famiglie del sud-est del Marocco, viene celebrato con una festa a Erfoud che, per tre giorni a metà Ottobre, coinvolge i locali e richiama gli stranieri. Balli e musica tradizionali in abiti berberi incoronano questa delizia e il raccolto, che viene lavorato e venduto nei banchetti di tanti mercati.

Riposti in scatoline bianche di cartone esile e semplice, questi possono essere portati a tavola oppure agevolmente consumati vagando nell’abbondanza ridondante di un souq.

 

Comments

  1. polly674 says

    Quanto amo i datteri, sarà un eredità genetica che ho preso dal mio papà (che come quello della Giovy ne va matto!)
    Quando siamo stati ad Abu Dhabi mi sono davvero divertita ad assaggiarne di ogni tipo e forma…e ripieno ovviamente. I miei preferiti, oltre a quelli “nature” sono quelli ripieni con la scorza di arance candite. FAVOLOSI!

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