Animalier

Occhi vitrei fissano il passaggio dei visitatori nel Museo di Scienze Naturali di Torino

Un odore di chiuso e polvere sedimentata nelle pelli trattate degli animali impagliati si accompagna a quello del legno sprigionato dalle teche dove sono racchiusi esemplari di leoni, giraffe, foche, leoni marini, uccelli, piante e minerali.

L’edificio ottocentesco nel centro del capoluogo piemontese accoglie così diverse decine di migliaia di specie raccolte nel corso di decenni di ricerca e in virtù del passato storico della città. Tra tutti spicca infatti l’elefante indiano maschio, battezzato Fritz, dato nel 1827 dal viceré d’Egitto a Carlo Felice in cambio di cento pecore merinos.

Lo scheletro di un dinosauro campeggia inoltre nel mezzo di una stanza, coi denti aguzzi in bella vista e un’aria poco rassicurante, nonostante gli stucchi e decori in tinta crema impreziosiscano le alte pareti bianche. Diverse epoche e diversi contesti che stridono, si integrano e si fondono, diventando complementari.

 

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