Cowgirl e il viaggio in autostop

Robbins-Cowgirl

Un romanzo on-the-road dove l’anormalità diventa un’opportunità di vita [English version below]

Tom Robbins è uno scrittore fuori dal comune, perché partendo da situazioni reali riesce a rendere surreali e grottesche storie e situazioni, come nel caso di ‘Cowgirl: il nuovo sesso’. Il titolo originale è ovviamente più calzante rispetto alla narrazione, così ‘Even Cowgirls get the blues’ spiega in poche parole che anche le ragazze a cavallo della vita possono accusare talvolta dei momenti di tristezza.

Ripresa dal regista Gus Van Sant, con Uma Thurman per protagonista, la storia è un vero on-the-road sulle lunghe strade degli Stati Uniti, ricalcando quello che fu (e in parte ancora è) il viaggio mito per molti, simbolo di libertà e assenza di regole. La particolarità principale del testo però risiede in un difetto fisico della protagonista, Sissy Hankshow: i suoi lunghi pollici, che la segnano a un inevitabile destino di autostoppista, inizialmente fino a scuola e poi ovunque.

Grazie allo humor di Tom Robbins, irriverente talvolta ed esagerato altre, questa anormalità viene presentata come un’opportunità di vita che riesce a realizzarsi, nonostante il microcosmo tutt’attorno sia avverso. A legger bene, l’autore sembra dirci che tutti abbiamo un metaforico pollice lungo e che – superate le prove contrarie, con tenacia e credendoci – è proprio attraverso questa nostra anomalia che il nostro sogno, qualsiasi esso sia, si può realizzare.

Inoltre Cowgirl è un romanzo, come sostenuto dallo stesso scrittore, pregno della controcultura americana degli anni ’60 e mette una gran voglia di esplorare gli spazi infiniti, perché – al pari della protagonista – l’importante non è arrivare, ma andare. E proprio come per Sissy, ogni nuovo viaggio (lungo o breve) inizia sempre fuori dalla porta di casa.

Soundtrack:
Bob Dylan – Blowing in the wind
Simon & Garfunkel – I am a rock
Enzo Jannacci – Lisa beat
Nomadi – Io Vagabondo

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An on-the-road novel, where the abnormality becomes an opportunity of life.

Tom Robbins is a genius writer, because starting from real-life situations he creates surreal and grotesque stories, as for ‘Even Cowgirls get the blues’, where the title explains in a few words that also girls riding the life can suffer sometimes moments of sadness.
As in the movie direct by Gus Van Sant, starring Uma Thurman as its protagonist, the story is an on-the-road along the United States, echoing what was (and sometimes still is) the journey myth for many, a symbol of freedom and the absence of rules. The main feature of the text, however, resides in a physical defect of the protagonist, Sissy Hankshow: her long-inches mark to the inevitable fate of a hitchhiker, initially up to school and then everywhere.
Thanks to the humor of Tom Robbins, sometimes irreverent and exaggerated others, this abnormality is presented as an opportunity for life, despite the microcosm around is against. In the same time, the author seems to tell us that we all have a metaphorical long-inch and, with tenacity and believing, it is through this our fault that our dream, whatever it is, can be true.
By the end, as said by the writer, the text is full of American culture theme of the 60s and makes a great desire to explore the infinite space, because – like its protagonist – the important thing is not to get there, but to go. And just like Sissy, each new trip (long or short) always starts out from the front door.

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Categorie: Stati Uniti

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2 commenti su “Cowgirl e il viaggio in autostop”

  1. ottobre 10, 2012 at 12:51 pm #

    Ho visto il film ma non ho mai affrontato il libro. Dev’essere meritevole!

    • Barbara Oggero
      ottobre 10, 2012 at 1:53 pm #

      il film non mi era piaciuto molto, perchè rispetto al libro è riduttivo (come sempre, del resto). il libro l’ho letto e riletto più volte: lo trovavo avvincente, nonostante sia talvolta sopra le righe

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