Tra Sacro e Profano

Poco distante dal deserto indiano, Pushkar si allunga frenetica sulle sponde di un grande lago sacro nato – secondo la leggenda – da un fiore di loto caduto dalle mani di Brahma.

Importante centro di pellegrinaggio hindù, Pushkar chiama a raccolta una moltitudine di persone da ogni parte dell’India: vi giungono a piedi, affrontando scalzi lunghe distanze, e affollano le centinaia di templi bianchi il tempo di mormorare una preghiera, depositare un fiore e lasciare un’offerta.

È un bailamme di sensazioni diverse quello provato osservando gli altari votivi e la faccia iconografica di Che Guevara stampata sulle borse, proprio accanto a quelle con Shiva. Sacro e profano, fede e business si alternano e si mescolano senza disturbarsi, conferendo infine il giusto peso a tutto.

Vicoli appartati e silenziosi portano ai ghat, dove gli hindù si recano per il bagno purificatore. Le loro silouhette nella luce opaca del tramonto risplendono sulle acque argentate, esaltando un gesto privato compiuto in un luogo tanto pubblico, davanti magari a file di stranieri seduti alla ricerca di un’emozione mistica.

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