A 20 miglia da Ventimiglia

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Nell’entroterra ligure, a pochi kilometri da Ventimiglia, antichi borghi evocano storie di streghe e accolgono il visitatore con i sapori dell’enogastronomia. Il racconto di Giorgio Romeo e le foto di Ester Chiappero.

Di questi tempi è bene approfittare di un regalo della Banca, soprattutto se ricevuto per il ‘buon’ utilizzo della carta di credito! Il gradito cadeaux è un travel-box per un week end e comprende: pernottamento in un bed & breakfast, cena tipica e visita a una cantina di vini pregiati locali. Così, per non allontanarci troppo da Torino, optiamo per scoprire nuovi luoghi in Liguria: le strutture offerte sono tutte nell’entroterra di Ponente, a 5, a 10 e a 20 miglia da Ventimiglia! Lasciando da parte la bella e già visitata Dolceacqua, col ponticello dipinto da Monet, decidiamo per Pigna, promettendoci che andremo anche a visitare Triora, il borgo più lontano, a quasi 900 mt d’altezza, conosciuto anche come il Paese delle Streghe.

Si parte un venerdì di Luglio e ci dirigiamo verso l’entroterra, in val Nervia, dove ci concediamo una degustazione di vini accompagnati da qualche prelibatezza casalinga, come il paté di melanzane e olive, o quello di peperoncino spalmato su pane locale. Di Pigna ci colpisce il carattere medioevale con una zona centrale ancora intatta e due meravigliose piazze del due-trecento, con vestigia dell’epoca e costruzioni più recenti.

Il borgo è anche zona termale, visto che ci sono sorgenti naturali di acqua sulfurea; ed è anche zona ideale per le camminate nei boschi, infatti è stata scelta come luogo di villeggiatura da una nutrita colonia di danesi, che amano quest’attività, oltre ad apprezzarne il sapore tranquillo e antico, la temperatura fresca, il verde, la vicinanza al mare (cosa saranno mai 10 miglia?) e la cucina locale, oltre che i vini. In questa zona si bevono infatti dell’ottimo Rossese e dei grandi bianchi (il Pigato e il Vermentino), oltre ad avere olio, fungo e fagiolo bianco – tutti dop – celebrati in frequenti sagre paesane.

Dopo esserci rilassati nella camera più bella del bed&breakfast (in zona ve ne sono di molto carini), visitiamo il nucleo vecchio del paese, con la poderosa chiesa di San Michele in pietra del ‘400 arricchita da un magnifico rosone, e accanto una chiesetta barocca dedicata a Sant’Antonio: i due santi stanno a distanza di voce e magari nei freddi inverni se la contano un po’! Meritevole è il paesaggio da una delle piazzette, che regala la vista su Pigna bassa e su Castel Vittorio, un borgo con le case ammucchiate come a formare un cono avente il vertice nel campanile.

La cena, consumata nel b&b, si rivela un momento di grossa goduria: i ravioli alla borragine con sugo di pomodoro sono ottimi, e le tagliatelle verdi ai funghi si fanno rispettare, e poi coniglio alla ligure, e ratatouille, preparati in casa; per finire un misto tra dolce della nonna, tiramisu, bônet, torta di mele e cioccolato. Ad accompagnare il pasto, un bicchiere di Rossese e uno di Pigato, mentre la sera ci regala una frescura apprezzabile.

Al mattino la piazza è animata dal mercato (tre bancarelle) e, dopo una goduriosa colazione, ci avviamo verso Triora. La strada, strettissima e tortuosa, si inerpica nel fitto del bosco, le colline diventano impervie montagne, verdissime ma scoscese, e le poche auto incociate sono olandesi. Poi scolliniamo, cambiamo valle e anche gli alberi cambiano: predomina il castagno.

Raggiungiamo finalmente la nostra destinazione, che si rivela subito un bellissimo villaggio medievale, antica fortezza mai espugnata, probabile dazio di una delle strade del sale, dove le case integre si alternano a quelle diroccate; viuzze, carruggi, castelletti, arcate, volte, strettoie, tutto rigorosamente in pietra e in parte scavato nella roccia. Qui scopriamo che viene definito il ‘Paese delle Streghe’ perché nel 1587 vennero processate e arse sul rogo 13 persone (12 donne e un uomo) per esercizio confessato, sotto atroci torture, di stregoneria. Questa fu la più grossa caccia alle streghe, con vittime finali, che si ricordi in Italia.

Infatti a Triora si trovano numerosi negozi con le streghette per souvenir, oltre alla statua della strega in una piazzetta con belvedere, e la Cabotina (luogo pieno di antri dove si dice si riunissero o vivessero le streghe) a due passi dalla Collegiata e dal suo bel sagrato. Sacro e profano uno accanto all’altro.

Ci godiamo il luogo, pensando che una cosa è visitare questo borgo in una giornata estiva, soleggiata e leggermente ventilata, un’altra è magari venirci in autunno o inverno, col vento e freddo, quando le arcate, i carruggi, le volte e gli antri possono richiamare sensazioni più lugubri. Passeggiamo e scrutiamo, incuriositi, scattando foto, finché non viene l’ora dell’appetito: antipasti misti liguri e un bel cartoccio di acciughe fritte, accompagnate da cipolle fritte croccanti. Uno spasso, che rende però la digestione lenta e laboriosa.

C’è ancora tempo per scendere al mare: passando ammiriamo il lunghissimo ponte romano di Taggia e poi andiamo veloci a fare il bagno dalle parti di Bergeggi, davanti all’isola, dove il mare sembra quello della Sardegna. Al nostro rientro in città comincia a piovere, ma chi se ne importa! Siamo soddisfatti di quanto abbiamo visitato e avvertiamo la sensazione di avere goduto di una bella gita di due giorni, itinerante e varia, non stressante, anzi divertente. E quella ‘strega’ di mia moglie mi fa l’occhiolino: chissà perché!?!
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CURIOSITÀ: Leggendo qua e là, scopriamo che l’accusa di stregoneria si fondò su un inaridimento delle terre che provocò fame e carestia, esasperando gli animi della popolazione. Il resto fu dovuto alla ferocia degli inquisitori, che non disdegnarono di usare torture inaudite per strappare confessioni e placare l’ira repressa della gente. Infatti, durante una seduta straordinaria del Parlamento, riunitosi nella piazza centrale di Triora, si diffuse la voce che la colpa della carestia fosse di quelle donne che si riunivano nottetempo alla “Cabotina”, vicino alle fonti, e da quelle voci si passò senza fatica alla condanna.

Un ringraziamento speciale a Giorgio, per le sue sempre gradite ‘dritte'; un ringraziamento altrettanto grande a Ester, che con le sue immagini svela angoli e dettagli.

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Categorie: Italia

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4 commenti su “A 20 miglia da Ventimiglia”

  1. roberta
    settembre 11, 2012 at 7:54 am #

    Questa ligure sciagurata non è mai andata a Triora! Ricordo solo una gita da bambina nell’entroterra di Sanremo, verso Sanromolo (sì, esiste!). Grazie per questo blog! <3

    • settembre 11, 2012 at 8:44 am #

      Macché sciagurata: è bello avere ancora angoli da scoprire :)
      Ti ringrazio da parte di Ester e Giorgio (rispettivamente autori di foto e testo) per il tuo apprezzamento!

  2. Giovy
    settembre 11, 2012 at 11:49 am #

    Vero che l’entroterra ligure è bellissimo? Lo racconto anch’io oggi! :)

    • settembre 11, 2012 at 12:44 pm #

      Sono quelle terre ancora poco battute dal turismo, perché il mare è troppo vicino! Comunque sì, merita davvero, anche la zona di cui parli tu, verso La Spezia

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