On the road, il romanzo

Kerouac-Sulla-strada

“Dissi a Terry che stavo per partire. Lei ci aveva pensato tutta la notte e ci si era rassegnata. Mi baciò senza emozione nella vigna e si allontanò lungo il filare. Ci voltammo dopo dodici passi, perché l’amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta” [Jack Kerouac – On the road]

C’è stato un tempo, quando trasmettevo da una radio locale, in cui raccontavo i libri, riassumendone la loro storia, spiegando i loro autori, svelando le curiosità, selezionando la musica che usciva – talvolta in maniera prepotente – dalle pagine fitte di parole. Perché la musica, fosse anche solo una canzone, c’è sempre a fare da colonna sonora alla lettura.

‘On the road’ fu il primo libro di cui parlai e il be-bop di fine anni ’40 si alternava alle mie parole e a quelle scritte da Jack Kerouac. O forse da Neil Cassady, amico di Kerouac, che pare sia il vero autore di questo romanzo culto per generazioni di giovani, Easy Riders e di backpackers. Dettaglio non trascurabile questo della paternità dello scritto, intanto per i diritti d’autore e poi perché in tutta la prosa del celebrato scrittore americano poco si ritrova della semplicità di stile e dell’immediatezza narrativa presente invece in ‘Sulla Strada’.

Caposaldo della letteratura contemporanea, il romanzo cardine della Beat Generation è una conseguenza di altre immense opere dell’epopea americana scritte ad esempio da Faulkner o da Steinbeck, appartenenti alla Lost Generation, la generazione del primo dopo guerra. Padri e figli, perduti i primi e sconfitti i secondi, sono il rovescio della medaglia sul cui lato buono campeggia saldo l’American Dream.

La storia è nota: due ragazzi (Dean e Sal, alter ego di Cassady e Kerouac), spesso in coppia, ma talvolta anche con altri compagni di viaggio, si affrettano e si perdono sulle strade che attraversano gli Stati Uniti, contribuendo in larga parte a creare il mito della Route 66. Una corsa dietro la vita, alla ricerca di qualcosa mai veramente definito, in fuga da ciò che non ha nome e che si trova dentro di loro. Vite senza regole, allo sbando, a cui fanno da sfondo le grandi città di entrambe le coste e gli immensi scenari del centro o del Messico.

Il racconto mette voglia di esplorare ogni anfratto degli Stati Uniti, per godere dei suoi spazi aperti così vividi nelle descrizioni essenziali, perdendosi tra le luci effimere delle notti metropolitane, cercando però di evitare quella sensazione onnipresente nel romanzo che: tanto più grande è l’euforia di progettare il viaggio e intraprenderlo, tanto maggiore saranno la delusione lasciata da ogni luogo raggiunto e la sensazione di disagio per il ritorno.

Suggerimenti per la colonna sonora:
Dizzy Gillespie, Charlie Parker, Bud Powell

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Categorie: Stati Uniti

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2 commenti su “On the road, il romanzo”

  1. ester
    settembre 14, 2012 at 10:54 am #

    mi ero riproposta da tempo di rileggere “on the road” da adulta, lontano cioè dalla prima lettura da adolescente che aveva avuto un grande impatto emotivo e di cui credo di non essermi più liberata…ovvero l’importante è andare! ripesco subito il libro e lo metto sul comodino. ho letto invece recentemente Chatwin, il nomade assoluto, eccessivo ma affascinante … che ne pensi?

    • settembre 14, 2012 at 11:43 am #

      Lessi Chatwin qualche tempo (anno?) dopo Kerouac e lo trovai estremamente verboso. ‘In Patagonia’ mi annoiò tremendamente. Chissà che la maturità non giovi e migliori il mio rapporto con il suo modo di scrivere? [rileggerò anch'io]

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