On the road, i romanzi

I viaggi in autostop e i romanzi on the road: qualche consiglio per la lettura

ON THE ROAD / SULLA STRADA – Jack Kerouak
Dissi a Terry che stavo per partire. Lei ci aveva pensato tutta la notte e ci si era rassegnata. Mi baciò senza emozione nella vigna e si allontanò lungo il filare. Ci voltammo dopo dodici passi, perché l’amore è un duello, e ci guardammo per l’ultima volta” [cit.]. Romanzo culto per generazioni di giovani, easy riders e di backpackers, questo è davvero il caposaldo di una buona fetta della letteratura contemporanea. La storia è nota: due ragazzi (Dean e Sal, alter ego di Cassady e Kerouac), spesso in coppia, ma talvolta anche con altri compagni di viaggio, si affrettano e si perdono sulle strade che attraversano gli Stati Uniti, contribuendo in larga parte a creare il mito della Route 66. Una corsa dietro la vita, alla ricerca di qualcosa mai veramente definito, in fuga da ciò che non ha nome e che si trova dentro di loro. Vite senza regole, allo sbando, a cui fanno da sfondo le grandi città di entrambe le coste e gli immensi scenari del centro o del Messico.

EVEN COWGIRLS GET THE BLUES / COWGIRL: IL NUOVO SESSO – Tom Robbins
Tom Robbins è uno scrittore fuori dal comune, perché partendo da situazioni reali riesce a rendere surreali e grottesche storie e situazioni, come nel caso di ‘Cowgirl: il nuovo sesso’. Il titolo originale è ovviamente più calzante rispetto alla narrazione, così ‘Even Cowgirls get the blues’ spiega in poche parole che anche le ragazze a cavallo della vita possono accusare talvolta dei momenti di tristezza. La storia è un vero on-the-road sulle lunghe strade degli Stati Uniti, ricalcando quello che fu (e in parte ancora è) il viaggio mito per molti, simbolo di libertà e assenza di regole. La particolarità principale del testo però risiede in un difetto fisico della protagonista, Sissy Hankshow: i suoi lunghi pollici, che la segnano a un inevitabile destino di autostoppista, inizialmente fino a scuola e poi ovunque. Grazie allo humor di Tom Robbins, irriverente talvolta ed esagerato altre, questa anormalità viene presentata come un’opportunità di vita che riesce a realizzarsi, nonostante il microcosmo tutt’attorno sia avverso. A legger bene, l’autore sembra dirci che tutti abbiamo un metaforico pollice lungo e che – superate le prove contrarie, con tenacia e credendoci – è proprio attraverso questa nostra anomalia che il nostro sogno, qualsiasi esso sia, si può realizzare. Inoltre Cowgirl è un romanzo, come sostenuto dallo stesso scrittore, pregno della controcultura americana degli anni ’60 e mette una gran voglia di esplorare gli spazi infiniti, perché – al pari della protagonista – l’importante non è arrivare, ma andare. E proprio come per Sissy, ogni nuovo viaggio (lungo o breve) inizia sempre fuori dalla porta di casa.

Questi romanzi hanno il gran potere di innescare la voglia di esplorare ogni anfratto degli Stati Uniti, per godere dei suoi spazi aperti così vividi nelle descrizioni essenziali, perdendosi poi nelle luci effimere delle notti metropolitane.

Comments

  1. ester says

    mi ero riproposta da tempo di rileggere “on the road” da adulta, lontano cioè dalla prima lettura da adolescente che aveva avuto un grande impatto emotivo e di cui credo di non essermi più liberata…ovvero l’importante è andare! ripesco subito il libro e lo metto sul comodino. ho letto invece recentemente Chatwin, il nomade assoluto, eccessivo ma affascinante … che ne pensi?

    • says

      Lessi Chatwin qualche tempo (anno?) dopo Kerouac e lo trovai estremamente verboso. ‘In Patagonia’ mi annoiò tremendamente. Chissà che la maturità non giovi e migliori il mio rapporto con il suo modo di scrivere? [rileggerò anch’io]

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