La memoria degli Herero

L’etnia Herero si riunisce una volta all’anno in una cittadina della Namibia nord occidentale per celebrare il proprio orgoglio, tra parate militari e danze antiche.

Ogni popolo ha sul calendario una data per ricordare e onorare fatti, soprattutto tragici, che ne hanno segnato la storia e il futuro. Tracce del passato perpetuate perché il ricordo, seppure sbiadito dal tempo, non vada perduto. The Maherero Day, conosciuto anche come Red Flag Day, è uno di questi giorni e viene celebrato a Okahandja (nella Namibia centro occidentale) il fine settimana più prossimo al 26 Agosto. La data commemora il massacro – per una contesa territoriale – di oltre 700 Herero da parte delle truppe dell’etnia Nama, supportate dall’esercito tedesco, nell’epoca colonialista.

Le celebrazioni durano tutto il week end e richiamano anche i discendenti di quanti fuggirono nel vicino Botswana a seguito di una politica sistematica di sterminio e dispersione applicata dai coloni. Un’occasione per le famiglie di ritrovarsi e che vede perciò una folta partecipazione sia di adulti che di giovani.

Molto sentita, la festa ha la struttura seria e rigida di una parata militare con uomini in divisa e talvolta a cavallo, mentre le donne sono abbigliate principalmente di rosso e nero; lo scopo è rendere omaggio ai capi militari della rivolta, deponendo fiori e spendendo parole di rito sulle loro tombe.

Il lato ludico della manifestazione è invece a latere, nei chioschetti di ‘Meals on wheels’, nelle sedie da campeggio accanto ad auto piene di bottiglie di birra (alcune stappate coi denti e generosamente offerte ai visitatori), sotto il tendone dove un dj alterna musica internazionale a quella tradizionale e, poiché si spicca davvero come delle rare mosche bianche, è facile essere invitate a ballare una danza antica con le altre donne e ragazze.

Curiosità. Il voluminoso abito delle donne Herero è un’eredità dei missionari tedeschi dell’800, che così vestirono le nudità delle donne; esso consiste in una gonna di crinoline ricoperta da diverse sottovesti, mentre in testa portano un cappello in tinta a forma di corno.

Namibia, Okahandja 2004
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