Quel che resta, della Francia

bandiera-francese

I numeri di questo viaggio estivo in Francia raccontano la (ri)scoperta di un paese che confina ‘solo’ 100km da casa, in un itinerario da sud a nord -con ritorno- che ha dispiegato metro dopo metro una grande varietà di panorami e di bellezze da cogliere. 24giorni di viaggio, 4923km di strada macinata, 2657 fotografie scattate, 11 tappe effettive con tanti diverticoli per esplorare il territorio, diverse specialità culinarie assaggiate, caldo e freddo sbattuti indifferentemente sulla pelle, odori, profumi, colori e suoni che sanno di mondo.

Questo viaggio però non è stato solo un’opportunità per conoscere un paese straniero, perché la sua vicinanza geografica impone dei confronti e delle riflessioni sul nostro Stato e stato, rendendolo talvolta un modello o un ideale verso cui tendere (pur conservando le nostre peculiarità), con la consapevolezza che i cugini d’oltralpe non sono certamente migliori, né la loro patria è perfetta.

Camminare per la strada con gli occhi aperti e la mente critica, osservare i comportamenti della gente, leggere i giornali e ascoltare i tg, parlare con gli anziani e i giovani servono per farsi un’idea su come vive un popolo, sul suo livello di civiltà e sul senso di appartenenza. Banalità che magari non scendono oltre la superficie, ma è proprio su questa che si adagia la percezione dell’uomo comune, quello che vive la quotidianità, usufruisce di servizi e non gode di vantaggi o privilegi.

Manutenzione, pulizia, senso civico e amore per la terra, oltre all’incredibile capacità di valorizzare tutto quello che hanno per renderlo fruibile da chiunque, quali veri maestri del marketing turistico sono, danno l’idea di una Francia che c’è, esiste, resta in piedi perdendo pochi brandelli nonostante l’eurocrisi.

Allora il ragazzo che lava i pali della luce a Nimes, la coda perfetta alle bancarelle dei mercati, il trucido con l’autoradio accesa e fermo al semaforo pedonale finché non scatta il verde, si affiancano all’assenza di capannoni e di file di prostitute su ogni metro quadro di campagna o città, ai giardini pubblici dove l’erba è rasata, le papere sguazzano tra le ninfee e gli inservienti designati puliscono e vigilano sulla sicurezza, alla Loira balneabile e ciclabile, alle spiagge pulite da giovanissimi addetti stagionali.

Particolari che fanno da corollario alle visite degli straordinari castelli del centro, agli scenari del nord e al profumato sud, ma che rendono più piacevole il soggiorno. Certo, hanno spesso quella mania di rispondere sempre in francese anche se capiscono benissimo l’inglese: un capriccio, in fin dei conti, perdonabile!

Ph. Francia, Valle della Loira 2012

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Categorie: Francia

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2 commenti su “Quel che resta, della Francia”

  1. agosto 27, 2012 at 1:41 pm #

    Quando giro per l’europa il confronto nasce quasi spontaneo in me.
    Quest’anno sono finita per caso (cambio di autobus) in un posto nel Nord dell’Inghilterra che era un mondo così reale da fare paura.
    Sono curiosa di leggere tutto quello che scriverai sul tuo viaggio.

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