Chemin de Phares

Francia-Bretagna-Cammino-dei-fari-02

Un centinaio di chilometri in terra di Bretagna percorsi a piedi da un gruppo di ‘giovinotti’, sapientemente raccontati attraverso le parole di Giorgio Romeo e le immagini di Ester Chiappero.

Fare lo Chemin de Phares (il Cammino dei Fari) è di sicuro meno duro che fare lo chemin de fer, non il gioco di carte, ma costruire proprio la ferrovia, fatica tipica dell’Ottocento e dell’inizio Novecento. Ma faticoso lo è comunque, soprattutto per un gruppo di nove persone in prevalenza ultra-sessantenni con qualche giovane moglie ultra-cinquantenne. Però è un’occasione per mettersi in gioco, per verificare il fiato, la resistenza fisica e la tenuta delle proprie antiche ginocchia, facendosi aiutare dal paesaggio selvaggio e dal lento incedere della passeggiata, recuperando consapevolezze perdute, attivando profonde riflessioni, e acquisendo nuove verità su di sé e sugli altri.

Bastano questi pensieri per cogliere l’occasione di compiere questo viaggio di circa 100-120 km a piedi lungo l’Oceano, sulle scogliere e spiagge bretoni, seguendo l’andamento della costa nord-occidentale, sull’estrema punta protesa nell’Atlantico, chiamata Finisterre (Fine della Terra) dagli antichi che mantennero così fede alla loro vena drastica. Il punto di partenza è a nord, da un paesino di nome Portsall (circa 30 km a nord di Brest), poi pian piano si scende verso sud toccando Cap Corsen e fermandosi a Le Conquet; qui si procede con un’escursione di un giorno all’isola di Ouessant e quindi si riprende fino a Pointe St. Mathieu, all’antica Abbazia e al Faro omonimo, per virare a est e concludendo il giro nel golfo di Brest.

Sei tappe. Sei piccole sfide.

Com’è venuta l’idea e come l’abbiamo organizzata?
L’idea è arrivata leggendo su una rivista di questo patrimonio nazionale. I francesi, lo sappiamo, possono insegnarci tantissimo in termini di marketing: se hanno qualcosa, sanno come esaltarlo, come venderlo, come renderlo interessante. E così l’idea ha preso corpo: compiere la passeggiata dei Fari in Bretagna insieme a un gruppo di amici che cammina volentieri, specie in montagna, oltre ad aver percorso tutto o in parte il Cammino di Santiago.

Le conoscenze preliminari sul territorio sono state quindi approfondite su Internet, trovandovi tutto e scoprendo da una topo-guida che il cammino –secondo il tracciato statale– si chiama GR34 (lungo 200 km), dove l’acronimo significa Grande Randonneé (Grande Camminata) e segue tutta la costa della Bretagna tra Roscoff e Brest. L’accesso al sentiero è gratuito, ben segnalato e tracciato grazie al lavoro di qualche ente pubblico.

Tre siti di agenzie locali propongono poi un pacchetto di viaggio, con bed & breakfast, mappe, descrizioni, movimentazione dei bagagli da un hotel all’altro, eventuale cena a mezza pensione nei luoghi di sosta, raddoppiando però il costo effettivo del viaggio. Ma la presenza on-line di tanto materiale rende ciascuno in grado di diventare il tour operator di sé stesso: su Google Maps si può infatti vedere il tragitto, bellissimo, di rocce e spiagge, ed è possibile intravvedere il sentiero stesso, zoomando al massimo. In questo modo lo farete diventare vostro ancor prima di percorrerlo coi passi.

Approfondendo sempre sul web la logistica (hotel, B&B, case o camere in affitto e ristoranti), si capisce subito che la zona non è turistica, perché l’offerta scarseggia, quindi occorre essere creativi, organizzati, decisi e sapersi adattare. Il lavoro preliminare risulta impegnativo, pianificando dall’Italia dove si andrà a dormire e magari a cena durante le diverse tappe, ma l’organizzazione del viaggio è un’attività stimolante quanto il viaggio stesso, perché riduce la possibilità di sorprese negative e aumenta la capacità di godere degli imprevisti, intesi come occasioni di esperienza e di novità.

L’unico nostro problema riguardava lo spostamento dei bagagli, pesanti per i nostri muscoli di camminatori saltuari, ma è stato risolto con un’auto al seguito e grazie soprattutto alla scarsa propensione di una partecipante alle lunghe passeggiate.

Quali sono le tappe?
Dopo aver percorso il Cammino dei Fari seguendo le indicazioni del Tour Operator, apporterei alcune modifiche alle tappe con le seguenti motivazioni:
Tappa 1: Portsall – Lanildut, km 22: è troppo lunga per il primo giorno, meglio arrivare solo a Porspoder (camminando per 18 km).
Tappa 2: Lanildut – Aber Ildut (canale-fiordo da costeggiare) – Lampaul, km 14: poco interessante, perché il canale viene percorso nei due sensi; sarebbe più opportuno costeggiare il canale per un lato soltanto e sostare nei dintorni di Breles, oppure attraversare in barca il canale fino a Lampaul sud.
Tappa 3: Lampaul – Le Conquet, km 21 e grandi dislivelli (totale 700 metri, tra salite e discese): sfiancante, si può accorciare partendo dal sud di Lampaul.
Tappa 4: gita in giornata sull’isola di Ouessant (durata della traversata: un’ora e mezza): camminata dall’imbarcadero al paese (km 15) passando per i due fari dell’isola, e ritorno all’imbarcadero in taxi.
Tappa 5: Le Conquet-Trigana, km 21, dislivelli importanti (450 metri): si può ridurre di alcuni kilometri fermandosi a Trez-Hir (17-18 km) e spostandosi poi fino a Crozon, a sud di Brest.
Tappa 6: Trigana – Le Portzic – Brest, km 15, con bus per Portsall e recupero dell’auto: la tappa è priva di reale interesse, perciò sostituibile con un giro della penisola di Crozon, da Roscanvel a Camaret-sur-mer (18-20 km).

Come si mangia?
Il cibo è buono, nel complesso. Non bisogna aspettarsi dei Plateau Royale ovunque, però le Coquille Saint Jacques sono proposte da tutti; la Soup de Poisson è sempre buona, inoltre la presenza di tante creperie aiuta a compensare i cali di zuccheri, la minestra bretone riscalda le membra, mentre l’entrecote o la tartare integrano le proteine. Ad accompagnare il cibo vi è il Muscadet, vino della Loira atlantica, molto diffuso in Bretagna, oltre ad alcuni bianchi e rossi sempre della Loira, come il Saumur. Un consiglio: chiedete alla gente del posto dove andare a mangiare, oppure lasciatevi guidare dal vostro istinto quando vedete un’insegna, una vetrina, un menu.

Ne vale la fatica?
Certo che sì! Scenari selvaggi, zone incontaminate dal turismo, paesaggi diversi ma interessanti dove s’incontrano mucche, pecore, capre, cavalli e talvolta qualche essere umano o più spesso nessuno. Si gioisce dell’Oceano, nell’ammirare le scogliere scoscese, le brughiere morbide, i colori mutevoli, i fiori spontanei, le gole, gli anfratti, le spiaggette, le penisole, le spiagge enormi. Lo sguardo fotografico resta folgorato dai paesaggi brulli, dalle case basse, dai villaggi raccolti, dai porti e dalle maree alte o basse. Il silenzio permette di immergersi nei propri pensieri mentre si cammina e il tempo meteorologico sorprende con scrosci improvvisi di pioggia, o con il sole inatteso che squarcia le nuvole, con una nebbiolina sull’orizzonte, con la carezza o lo schiaffo del vento sul volto e sulla tesa del cappello.

Resta quindi solo da divertirsi, senza dimenticare di acquistare un souvenir: magari un piccolo faro nella bolla di vetro con la neve.
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Un ringraziamento speciale a Giorgio, per la sua ‘miniera di informazioni’ e per essere il miglior travel planner di mia conoscenza; un ringraziamento altrettanto grande a Ester, che con le sue immagini sa regalare ai nostri giorni importanti la giusta atmosfera.

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Categorie: Francia

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