Gioiello piemontese

Il nome ha poco a che vedere con il celebre amatore Giacomo Casanova, ma si riferisce alla frazione vicino a Carmagnola dove i monaci cistercensi fondarono un’Abbazia nel XII secolo.

La presentazione è davvero fraterna, con tanto di sorrisi e strette di mano da parte delle guide che prestano servizio volontario presso il Monastero Abbaziale di Casanova, tra Poirino e Carmagnola. Situato in un angolo pacifico della campagna torinese, dove i poderi hanno nomi che evocano la linea del Piave durante la I Guerra Mondiale, raggiungerlo è già un viaggio, ma la scoperta compensa qualsiasi disagio.

Complice la luminosa giornata estiva, il complesso si rivela subito un gioiello dell’architettura piemontese, con il suo mattonato rosso sulla maestosa facciata piatta. Sovrastato da un orologio, l’ingresso principale si apre sul chiostro, lasciando fuori dall’uscio sia il caldo che i rumori dell’incessante lavoro dei campi. Un prato curato, la frescura del porticato e un pozzo in posizione defilata compongono il quadretto idilliaco che subito si presenta al visitatore. Mille anni di storia sono aggrappati alle 48 ruvide colonne di granito rosa che delimitano il perimetro del sacro cortile: risplendono nel sole con la loro variante di tinta ormai unica e si inseriscono con una perfezione cromatica tra il verde vivo dell’erba e l’azzurro intenso del cielo.

Numerose vicende, in un alternarsi di disgrazia e fortuna, sono toccate in sorte a questo luogo sacro: costruito dai monaci cistercensi nel 1145, deve però la sua struttura attuale all’architetto Prunotto, allievo dello Juvarra, che sul finire del ‘700 lo trasformò in una delle palazzine di caccia dei Savoia. Le sue destinazioni d’uso successive variarono insieme alle Proprietà, fino a essere abbandonato al proprio destino e all’incuria per quasi un trentennio. Il lavoro ormai decennale di un gruppo di volontari e volenterosi, guidati dal carismatico don Adriano, sacerdote del Cottolengo, lo ha riportato ora a nuovo splendore e rende possibile le visite (oltre ai ritiri spirituali nel fine settimana e ad altre attività religiose).

Un restauro lungo e complesso che non ha però scalfito l’aura di pace, percepibile passo dopo passo sia nel piano superiore, a cui si accede con una larga scala in pietra di Luserna e dove le celle sono state trasformate in stanze accoglienti, mentre sui muri sono stati rinvenuti dei bozzetti di dipinti e il ‘diario’ del Custode di metà ‘800; sia nel seminterrato, nel ‘deserto’ in cui i monaci si radunavano a pregare o nelle stalle, scoperte quasi per caso dai muratori. Un ambiente poco conosciuto, in cui è piacevole  trascorrere qualche ora con sé stessi.
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Info pratiche
Apertura: domenica e festivi; ore 15-18
Costo: a offerta libera
Adiacente si trova la Chiesa parrocchiale, che originariamente faceva parte del complesso: ora è gestita in maniera autonoma e la visita è seguita da un altro gruppo di volontari.

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