Sta Calm e Pagaia Mac

Sulla Dora Riparia di Cesana si è disputata la XXII edizione del Carton Rafting Race. Per partecipare è d’obbligo l’imbarcazione di cartone.

Trecento metri possono sembrare pochi a bordo di un’imbarcazione regolare, ma diventano esagerati se percorsi su barche di cartone autoprodotte che devono scendere le rapide insidiose di un fiume. Questo accade da ventidue anni, in occasione della Carton Rafting Race che si svolge a Cesana Torinese, in Val di Susa, la prima domenica di luglio.

Ai 1350 metri alpini l’aria è fresca e a tratti piove, ma gli oltre mille partecipanti si calano nella parte di armatori e per tutta la mattina costruiscono barche dalla dubbia inaffondabilità piegando scatole di cartone e srotolando metri di nastro adesivo. Alcune sono progettate già da tempo, si intuisce dalla perizia con cui vengono costruite, altre invece lasciano spazio soprattutto alla simpatia. Tutti però lavorano perseguendo come scopo finale il motto di questa edizione, stampata sulle magliette rosse dell’evento: Stai Calmo e Pagaia Solamente!

326 le carton boats in gara quest’anno, tra simulazioni di canoe, kayak o raft nelle fogge più svariate che dimostrano quanto sia vivace e artistico l’ingegno umano: dalla corona reale al Titanic, dall’aero alla jeep mimetica, dall’arca di Noè al galeone romano. I costumi a tema e gli effetti speciali insaporiscono la discesa, mentre i nomi delle imbarcazioni evocano pensieri e sentimenti più o meno aulici, che vanno dall’attualità di Imu-rtacci tua al prosaico Barzotti, fino al dialettismo ammiccante a vizi e virtù locali.

Molte imbarcazioni non superano neppure la prova dell’acqua e capottano o affondano già dopo il primo metro; quelle che procedono devono vedersela con le rapide e gli spruzzi dispettosi degli addetti al loro recupero in caso di disfatta; solo un terzo giunge integra al traguardo, con l’equipaggio al completo, e tra queste viene premiato chi ha percorso il tratto nel minor tempo. Vengono celebrate con un riconoscimento anche la barca più artistica,il primo equipaggio femminile a giungere in fondo e l’imbarcazione ‘Ultima, ma arrivata’.

Paiono dei carri di carnevale, che sfilano pagaiando tra gli applausi e gli incitamenti del pubblico, pronto a sussultare per una caduta o a gioire per una rapida superata con successo. Uno spirito e una partecipazione sentiti, resi forse più intensi dall’inno di Mameli cantato a squarciagola prima dell’inizio della manifestazione.

ph©BarbaraOggero | RIPRODUZIONE RISERVATA

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