‘Fra le rupi e il mare’

Appartate nell’estremità orientale della Liguria, le Cinque Terre sono delle vere perle da visitare con rispetto e deferenza.

Piccoli borghi, incastrati nella scogliera e a ridosso del mare, famosi per la posizione e capaci di attirare visitatori da tutto il mondo. Le case, dai colori saturi di sole, si ergono come torri traspirando l’umidità e il sudore degli uomini che le costruirono. L’odore salmastro riempie l’aria afosa di metà giugno e sporadici schizzi d’acqua salata raggiungono quanti si affacciano sulle terrazze panoramiche per coglierne la loro particolarità con una sola occhiata.

Piccole e piacevoli da visitare, nella loro evidente similitudine, i villaggi mostrano delle peculiarità che le imprimono nella memoria del visitatore. Monterosso, la più occidentale delle Terre, si allunga su una striscia di sabbia ghiaiosa che la rende diversa dalle altre; Vernazza, sfregiata dal fango dell’alluvione, porta i segni della tragica ondata sull’intonaco saltato delle case e nei locali ancora da recuperare; Corniglia controlla l’orizzonte dallo strapiombo e impone oltre 300 gradini per toccare il mare; Manarola vanta il presepe luminoso più grande al mondo e la via principale costruita sul tratto terminale d’un torrente; a Riomaggiore, cartolina elettiva di questo Patrimonio dell’Umanità, coi suoi carruggi stretti a più livelli e le case dai muri imperfetti, aleggia ancora lo spirito della gente d’altura che secoli addietro si stabilì sulla riva salata.

Alle spalle di ciascuna incombe la montagna, generosa e tremenda: pettinata dai terrazzamenti di vigneti (ma anche con uliveti e limonaie), ha ceduto alla furia della pioggia e alla trascuratezza – tutta contemporanea – del territorio. Come una ferita ancora da rimarginare, lunghe scie di terra nuda tagliano la vegetazione scura lasciando monconi di abitazioni in bilico: un armadio vuoto, una sedia a terra, una finestra spalancata, il tendaggio che penzola nel vuoto e la storia di chi ha perso tutto.

Però i cinque comuni sono attivi, vivi e battaglieri: si percepisce dallo sguardo della gente, dalla fretta di tornare alla normalità, dai racconti di quei giorni profferiti a labbra strette, quasi alludessero a un fratello che ha tradito, ma che rimane sempre un fratello.

Si vede anche in quei sentieri di nuovo aperti per gli amanti del trekking e che collegano i vari centri, passando magari attraverso i Santuari nascosti tra la vegetazione della macchia mediterranea, oppure percorrendo i tratti costieri come la rilassante Via dell’Amore (tra Riomaggiore e Manarola), o l’inerpicante Sentiero Azzurro, unica via di transito tra Monterosso e Vernazza fino ai primi del ‘900. Faticoso, soprattutto col caldo, ma con fotografici scorci sulla costa e la possibilità di vedere in lontananza i paesi allineati.
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Info su come visitare le Cinque Terre.
a. Auto/moto: il cuore delle cittadine è pedonale, perciò – parcheggiato il mezzo – bisogna comunque percorrere dei tratti a piedi per raggiungere ciascuna; non esistono strade dirette che collegano un centro all’altro, perciò bisogna scavalcare i pendii appenninici.
b. Treno locale: economico, frequente (salvo scioperi/ritardi) e pratico, ferma in centro a tutti i paesi e percorre anche un bel tratto costiero.
c. Barca: collega ogni centro a esclusione di Corniglia; arriva anche a Portovenere e la domenica allunga la tratta a Portofino. A bordo una guida italiano/inglese spiega il panorama e fornisce info su territorio, storia e usanze.

Nota: I sentieri costieri sono a pagamento: la cassa è posta alle estremità. Il biglietto costa 5€ e solo nella stessa giornata permette l’accesso sia alla Via dell’Amore che al Sentiero Azzurro.

Comments

  1. says

    C’è un treno bellissimo e iper comodo che parte da Parma (per chi è in zona) alle 7.48 o giù di lì e arriva due ore dopo a Monterosso, senza cambi.
    La comodità si ripete anche al ritorno verso parma.
    L’unico problema è “l’effetto stalla” dato che spesso il treno non ha l’aria condizionata e, soprattutto nei week end, è molto pieno.

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