Stonehenge, il monolite tra le pecore

Stonehenge-vicino

Errando nella campagna inglese alla ricerca dell’antico monolite.

La tecnologia del navigatore satellitare ha soppiantato la mappa stradale, così trovare Stonehenge nel verde smorto del monitor GPS in dotazione diventa un’impresa, perché non è riportato! Resta, come unica alternativa, chiedere indicazioni a qualche indigeno e il Bobby che cammina con una ferma flemma tra il traffico caotico di una Salisbury feriale è la persona giusta.

Per raggiungere l’antico sito di monoliti bisogna prendere per Amesbury e, mentre lui pronuncia il nome della cittadina inglese le sue labbra si dispongono perché lo sforzo della glottide raggiunga i risultati eccelsi di una pronuncia impeccabile all’orecchio foresto. D’istinto viene da ripetere il nome; d’istinto il Bobby lo ripete a sua volta, quasi volesse far notare un difetto di dizione.

Inizia così il viaggio nella campagna inglese, su strade strette e trafficate dove la gente guida agilmente contromano. Il sole illumina finalmente i campi dalle tinte intense, tra il verde dei prati e il giallo dei fiori forse – chissà – d’avena. Amesbury si raggiunge facilmente, seguendo la A345 per una decina di km, ma una volta dentro quella spirale scomposta di stradine – su cui si affacciano anche cottage dai tetti in fitta paglia scura – diventa difficile districarsi senza un cartello che dia indicazioni. No mappa, no GPS, no segnalazione: il ricorso al passante diventa nuovamente obbligatorio.

La via è interna e solo un ragazzo, lungo e dinoccolato, incede col suo passo. Una persona gentile e sorridente, come spesso capita di trovare nel mondo, che subito si prodiga in spiegazioni articolate (difficili da capire persino quando vengono riferite nella propria lingua madre!), sostituendo la S con la F per un suo difetto di pronuncia. L’attenzione si concentra sulle labbra, oltre che sulle parole, e il risultato del suo discorso è: left, left, left, then right. Neppure lui sa se ridere od offendersi quando si trova davanti a un riassunto così scarno e banale del suo dilungarsi! Però funziona: turn left per tornare indietro, turn left per prendere la strada principale di Amesbury, turn left sulla A303 e then turn right sulla A344.

Ed è proprio dall’incrocio tra queste ultime strade che Stonehenge appare, in lontananza, sulla collina davanti; l’emozione è tanto forte che gestire una svolta attraversando la carreggiata opposta richiede una concentrazione maggiore. Lo si vede dalla strada e si ammira da vicino pure dal marciapiede che costeggia la rete perimetrale: guardarlo da quelle posizioni è un piacere da gustare prima dell’ingresso, che durerà probabilmente ancora poco, perché dei pannelli disposti nelle vicinanze illustrano la tensostruttura chiusa di prossima realizzazione, con lo scopo di preservare i monoliti e di inibire il turismo di quanti passano e guardano senza pagare alla cassa i quasi 9 Pounds.

Il sito apre alle 9.30, ma è bene mettersi in coda appena arrivati, perché l’affluenza di pubblico è davvero alta e per scattare fotografie senza persone attorno è bene muoversi con uno scatto agile appena il tornello gira. Nell’attesa si assiste anche all’uscita di chi ha prenotato per tempo l’accesso al complesso fuori dall’orario di apertura al pubblico[1]: prevalentemente donne di età non più giovane con indosso delle tuniche bianche e fiori sparsi tra i capelli incolti si raccontano fitte e concitate l’esperienza appena vissuta. Non serve un grande sforzo per immaginare quanta gente ed energia si riversi su questa altura nel giorno del Solstizio d’estate (21 Giugno), quando il sole sorge e illumina la prima pietra per poi entrare nella struttura circolare e, da lì, irradiarsi. La sua posizione, allineata rispetto all’astro nascente in questa data, ha fatto supporre agli studiosi che si trattasse di un osservatorio astronomico, limitato però come funzione solo alla bella stagione.

Stonehenge significa ‘Pietra sospesa’, come si evince dai massi che poggiano in equilibrio apparentemente precario su altre pietre conficcate nel terreno reso burroso dalla pioggia. Oltre all’incredulità di trovarsi dinnanzi a uno dei monumenti più famosi al mondo, c’è anche dello stupore nel sapere che esse stanno in piedi dall’epoca neolitica, nonostante il clima infame, gli agenti atmosferici corrosivi, le vibrazioni prodotte dalle auto in transito nelle due strade ad alto scorrimento vicine, i pellegrini di ogni setta che si infilano nel cerchio magico per assorbire energie vitali.

Ai visitatori comuni non è concesso entrare nel cerchio: una corda delimita lo spazio di massimo avvicinamento, mentre altri sbarramenti vengono posti sul selciato quando l’acqua cala inclemente dal cielo e il terreno non riesce più a drenare; in quelle giornate, visitare Stonehenge significa non poterlo ammirare tutt’intorno. Quando il sole fa capolino tra le nuvole ci si sente fortunati, perché le pietre paiono accendersi nel contrasto col cielo irrequieto. Il vento gelido di fine aprile taglia però le orecchie e diventa persino difficile tenere gli occhi aperti. In lontananza si vedono altri campi gialli e i camper di chi ha trascorso la notte in un sentiero poco distante e sta probabilmente consumando bacon e uova fritte con gli occhi puntati sul monolite; vicine invece stazionano delle pecore: paiono statue tanto sono immobili, se non fosse per l’aria che agita il loro pelo, lungo, infittito e sporco.

Imboccando l’uscita tornano in mente certi concetti leopardiani: quanto è lunga l’attesa e quanto è breve il momento della festa. Succede così anche davanti ai grandi monumenti, dalle Piramidi al Taj Mahal, dal Colosseo a Petra, da Stonehenge ad Angkor Wat: li vedi per anni sui libri, in televisione, su mille e più riviste, e quando hai la fortuna di essere al loro cospetto, la visita dura sempre troppo poco rispetto al tempo impiegato per arrivare sin lì e a quella fetta di vita trascorsa progettando magari di andarci. Nel gioco delle proporzioni, è un istante soltanto, ma del resto la felicità stessa è composta solo da brevi attimi che seguono l’appagamento di un desiderio. Questo però lo sosteneva Schopenhauer.
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Info Pratiche
[1] Sul web-site di Stonehenge è possibile riservare (con pagamento anticipato) una visita al sito di primissima mattina (due turni), oppure nel tardo pomeriggio (dopo la chiusura). La prenotazione va fatta con largo anticipo, perché poche persone sono ammesse per turno e i posti vanno presto esauriti. Scrivendo un’e-mail alla Segreteria si ottengono informazioni dettagliate e consigli (come arrivare all’apertura del cancello) con risposta tempestiva.
Dove dormire a Salisbury: Hotel City Lodge (dista circa 15km da Stonehenge)
Curiosità: La Pietra del Tallone

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