On the road nel Medioevo gallese

Da Caernarfon a Criccieth, ad Harlech: la strada dei Castelli.

Il sole, parco compagno del viaggio, si insinua tra le tende ancor prima delle sei del mattino, invitando a esplorare questo angolo di Galles coi colori accesi di una luce viva. La baia di Beaumaris si apre generosa, tra il verde intenso delle colline e lo specchio argento del mare tranquillo; viaggiare col finestrino dell’auto abbassato è un evento raro, che permette di respirare il profumo salmastro dell’aria misto all’umido dell’acqua piovana.

Il bel tempo allunga il suo braccio fino a Caernarfon, nelle sue minute vie commerciali dove la vita scorre con una flemma invidiabile, sulle sue case color pastello messe in riga e sul Castello dove il Principe di Galles viene incoronato per tradizione. Incluso nell’Anello di Ferro di Edoardo I, risale anch’esso al XIII secolo: in quasi perfetto stato di conservazione, le sue mura dovrebbero richiamare – per volere del Sovrano crociato – quelle di Costantinopoli, mentre la parte interna mostra i segni di un’incompletezza edilizia insieme allo scalpellare incessante del tempo. Nel prato curato di smeraldo è collocata la placca dove viene posizionato il trono del futuro Re del Regno Unito nel giorno della sua investitura; come si vede nella piccola, ma esaustiva, galleria fotografica che ripercorre le celebrazioni per Edoardo VIII (1911) e Carlo (1969), un pubblico selezionato assiste dagli spalti. Secondo un’architettura ormai conosciuta si aprono le piccole stanze di pietra nuda, salgono le immancabili scale a chiocciola dai gradini stretti e una camminata sulle mura di cinta ripercorre – a tratti distinti – il perimetro del maniero, lanciando lo sguardo sulle terre e oltre lo Stretto di Menai.

Verso Sud il cielo riprende il consueto grigiore carico di pioggia e la parte costiera dello Snowdonia NP regala un panorama morbido, battuto dal vento del mare aperto. A Criccieth il sole gareggia con le nuvole, indeciso se lasciare definitivamente il passo. Il Castello, il cui nome in gallese evoca la sua funzione di  prigione, sorge arroccato su un promontorio che domina il mare e dal quale si gode una bella vista, sull’orizzonte e sulle lunghe strisce di spiaggia pronta a ricevere turisti e bagnanti nella bella stagione. Le sue due torri accolgono i visitatori di oggi, come intimidivano i nemici del passato e nonostante sia rimasto ben poco della struttura, la sensazione di controllo è ugualmente forte.

La strada si addentra nell’entroterra, per sterzare nuovamente verso la costa quando compaiono le indicazioni per Harlech. Zona di nemici e di possibili attacchi, il Castello di questa cittadina è il quarto vertice dell’Anello di Ferro. Nonostante la sua posizione sopraelevata, incombente su nemici e sudditi, venne espugnato diverse volte nel suo ciclo di vita e ciò gli costò l’appellativo di ‘castello delle cause perse’. Edificato sul finire del XIII secolo in pietra grigia, mantiene una dignità nel suo essere quasi rude, aura che probabilmente gli deriva dall’essere citato nella canzone popolare Men of Harlech, considerato in Galles una sorta di inno non ufficiale. Meta di visite delle scolaresche e di audaci in motocicletta, pranzare sotto le sue mura con del pane fresco di forno e del formaggio locale acquistato in un piccolo negozio poco distante è un piacere che neppure le prime gocce di pioggia riescono a liquefare.

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Info pratiche
Distanza: 72 km (44,5 mi) da Beaumaris ad Harlech, passando per Criccieth
Visite ai Monumenti: molti Castelli e Abbazie in Wales aderiscono al CADW, che propone ticket d’ingresso a prezzo scontato per coppie e famiglie della durata di 3gg (diluibili in una settimana) o 7gg (diluibili in 14gg). Attenzione agli orari di chiusura!
Occhio agli orari: i negozi, così come i monumenti chiudono attorno alle 17, creando una sorta di ‘effetto desertificazione’ nei centri urbani!
Dormire a Cardigan: BB Coed y Bryn
Mangiare a Cardigan: Pub The Grosvenor

Comments

    • says

      In effetti è la città di cui ho il miglior ricordo: mi è sembrata molto viva, piena di locali. Penso che fosse soprattutto merito del sole! L’unica cosa di cui mi capacito ancora a fatica è la serrata pressoché totale di ogni attività a metà pomeriggio e più nessuno in giro. Diventava desolante!

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