Il tango è come la vita stessa

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Il ballo del cuore raccontato attraverso le parole di Veronica Palacios e Omar Quiroga, milongueri e ballerini professionisti.

Per l’ottava volta in pochi anni Veronica Palacios e Omar Quiroga tornano a Torino, seguendo il tracciato di una tournée che li porta dall’Argentina in tutto il mondo. Vederli ballare è sempre una meraviglia per l’apparente semplicità dei movimenti, per la capacità di improvvisare con grande professionalità durante le esibizioni, per il loro essere milongueri dentro e fuori la pista dell’Aldobaraldo, il locale dove si esibiscono quando giungono in città. Durante i loro stage sempre affollati non si limitano solo a insegnare dei passi, ma trasmettono concetti alla base di questo bailo social: il lasciarsi andare, il rispetto della ronda e degli altri ballerini in pista, la necessità per l’uomo e la donna di osservare tacitamente i propri ruoli.

Li incontro in un pomeriggio uggioso di fine primavera nello show-room di Zapatos Divinos, circondati dai tacchi a stiletto, passione di ogni tanguera, e la loro bravura si sposa perfettamente con una giovinezza ancora piena. Ci troviamo per un’intervista che vuole essere una chiacchierata, metà in spagnolo e metà in italiano, sul tango e per scoprire chi sono le persone al di là dei ballerini, ma dal loro abbigliamento sempre stiloso salta subito all’occhio che la distinzione – se vi è – è minima, perché el tango es como la vida misma – spiega Veronica – es profundo como el mar. Si vede la superficie, ma scendere in profondità dipende da ciascuno. Vi andrebbe una vita intera per conoscerlo, così come per imparare a ballare, poiché sono infinite le varianti e le possibilità.

La loro è una filosofia che si tramuta anche in tecnica d’insegnamento: il corpo inteso come strumento musicale, che si deve accordare per assecondare la musica e quindi suonare in modo corretto. Ognuno ha dentro il proprio maestro, spiegano: è il corpo a guidare, trasmettendo emozioni e sensazioni, ma ci va tempo per conoscerlo, bisogna fare un lungo lavoro interiore. Tesi che viene dimostrata anche dal loro avvicinamento al tango, avvenuto come un incontro fortuito dettato dal caso.

Veronica. Mi sono innamorata di questo ballo a 19 anni vedendo una coppia in strada e subito mi ha preso l’anima e il cuore, così ho fatto di tutto per impararlo. Il mio percorso è inusuale, perché non ho avuto un unico maestro: ho ballato molto con i vecchi milongueri, e il mio modo di ballare è il risultato di quell’esperienza. Il tango si trasmette nel corpo e solo osservando, sperimentando e pensando si può migliorare.
Omar. A 26 anni un amico ballerino mi chiese se volevo iniziare e ho accettato. Per un paio d’anni ho lavorato in una compagnia di tango show a Buenos Aires, poi ho incontrato Veronica e ho continuato la mia esperienza con lei, iniziando la vita insieme in Milonga.

Per loro esser ballerini è davvero la vita stessa, perché è passione e  lavoro, col carico di piacere e dovere che questo comporta. Raccontano però della differenza tra ballerini professionisti: tra chi lavora nelle compagnie e si dedica agli spettacoli, e chi invece continua a frequentare le Milonghe. I ballerini da Palco seguono una disciplina ferrea, mentre il milonguero vive principalmente per ballare tutta la notte e improvvisare nella danza come nella vita. Differenze che spiccano di più a Buenos Aires, riferiscono, dove i giovani prediligono le luci della ribalta e i turisti restano incantati dalle evoluzioni negli spettacoli, mentre la maggior parte delle persone affolla le Milonghe tutti i giorni della settimana.

Veronica. Buenos Aires è un posto unico per questo: là si entra in Milonga quando nel resto del mondo i locali chiudono. In settimana si sta fino alle tre, mentre nel week-end si tira l’alba ed è sempre pieno. La Milonga di Buenos Aires è un mistero; è piena di misteri, perché la voglia di ballare è più forte e non sai come fa la gente ad andare a lavorare il giorno dopo.
Omar. Chi viene da noi la prima volta si innamora e ritorna. Qualcuno si trasferisce perché vuol fare la vita del milonguero. Ciò che vi è di diverso dagli altri posti e ci manca di più quando siamo in tournée è proprio la notte di Buenos Aires.

Le canzoni del tango hanno attraversato le decadi e superato gli stravolgimenti politici, sopravvivendo a tutto. Balliamo una musica che risale alla prima metà del secolo scorso e che attorno agli anni ’40 ha avuto la propria epoca d’oro, prima che venisse proibito dalle autorità. Oggi non vi sono nuovi Di Sarli o Troilo, spiega Veronica, perché il tango è passato e per capirlo bisogna ascoltare quelle suonate, che raccontano della tristezza per la povertà, della disperazione per la fame, o perché la donna ha tradito e la mamma è lontana. Il tango è quel sentimento, quella nostalgia che oggi ciascun ballerino reinterpreta. In ogni epoca della propria vita, aggiunge Omar, ci si identifica infatti con un’orchestra diversa: dipende da ciò che stai vivendo in quel momento!

E se il tango è anche un linguaggio universale, che si esprime attraverso l’abbraccio, talvolta le culture incontrate nei loro viaggi lo manifestano con forme diverse, perché diverso è il modo di lasciarsi andare. Finché non scatta quel ‘click’, che viene solo dopo tante ore di ballo, in cui la mente smette di pensare, la comunicazione fisica diventa spontanea e si può cominciare a godersela, affidandosi senza remore o secondi fini alle braccia di un’altra persona, vincendo anche pudore e timidezza che poco si sposano con la libertà del tango. Raccontano che questo accada nel momento in cui si comincia a ballare col tango stesso, più che col  partner.

Si tratta di un movimento emotivo, che coinvolge anche loro come maestri e li porta ad apprendere ogni volta dalle decine di allievi che incontrano ciascun fine settimana. È un’esperienza che vale la pena vivere, per la quale rinunciare alla quotidianità e – aggiungono sereni – ringraziamo sempre per la fortuna di poter lavorare col tango!

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Ringrazio Veronica e Omar per la loro grande disponibilità e per tutte le parole, anch’esse speciali, che non sono state incluse in questo scritto; li ringrazio per la loro energia, la loro umanità e la capacità di trasmettere anche verbalmente il loro amore per il tango.
Ringrazio anche Vanna&Nicola per aver reso possibile tutto questo.

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Categorie: Tango

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