Due giorni ad Atene

Pensare di conoscere una città in poco tempo è presunzione, ma è il biglietto da visita che può far decidere se tornarci un’altra volta ancora.

La diatriba sempre aperta in famiglia è su quanti giorni servono per visitare una grande città. Ogni centro urbano, soprattutto se di grandi dimensioni come la capitale di uno Stato, possiede bellezze e angoli che richiedono tempo per essere scoperti; necessitano di passeggiate, magari un po’ annoiate, per lasciarsi colpire da un particolare o attrarre da un portone aperto e assaporare il piacere di un palazzo storico nascosto, di una chiesa polverosa, di un giardino curato amorevolmente.

Due giorni talvolta sono pochi, ma spesso sono gli unici che si riesce a pianificare durante un viaggio alla scoperta di un territorio più vasto qual è la Grecia. Due giorni sono però un tempo sufficiente per apprezzare o meno un luogo e decidere se tornarci un’altra volta ed esplorare quanto escluso dalla mancanza di tempo. Tornare ad Atene dopo averla accarezzata per una giornata scarsa sedici anni prima è una piacevole riscoperta che obbliga a scavare nei ricordi per effettuare una comparazione tra la città di ieri e quella di oggi. La riconosco e la trovo sempre caotica ma con una spinta di modernità che deve fare i conti con la presenza di monumenti eterni, ai quali tributare il massimo rispetto e riguardo, perché veri patrimoni della nostra Civiltà.

La visita inizia sempre dall’Acropoli, appoggiata sulla collina appiattita che domina la città. Come una ‘Maya’ giace fiera e languida per lasciarsi ammirare dalle strade sottostanti o da uno dei tanti tetti piatti adibiti a cocktail bar, piscine, ricettori di paraboliche. Partire dal grande complesso è una questione pratica e conviene presentarsi all’orario di apertura (estate: 8-20), perché alle nove del mattino il sole batte già feroce su quella piana quasi totalmente priva di ripari e la visita diventa un percorso di sopravvivenza in condizioni proibitive che rischia di offuscare la maestosità di monumenti tra i quali spiccano il Partenone, le Cariatidi (copie) dell’Eretteo, il tempio di Atena Nike e il Teatro di Dionisio.

Una differenza notevole rispetto al primo soggiorno nella capitale greca è nella viabilità: le strade del centro storico sono diventate pedonali, sostituendo il traffico e lo smog che le attanagliava con locali e ristoranti aperti praticamente sempre. Sembra di essere in un grande museo all’aperto, dove è piacevole camminare con calma perché in un circuito di 3 km si ammirano il Tempio di Zeus Olimpio e l’Arco di Adriano, l’Antica Agorá, il viale delle tombe del Ceramico, l’Agorá romana, lo storico mercato delle pulci di Monastiráki e il romantico quartiere Pláka. Un unico biglietto consente poi l’accesso a sei siti archeologici: al prezzo di 12€ e con una validità di quattro giorni si incentivano le visite ammortizzando il costo.

Un buon modo per riprendersi dalla calura è entrare al Museo dell’Acropoli, che nella sua struttura moderna e molto ben organizzata accoglie reperti provenienti dal sovrastante e omonimo sito; il portico antistante, inoltre, è percorso da piacevoli correnti d’aria e grandi cubi di rosso marmo si rivelano delle ottime sedute. Un’altra via per godere del fresco è addentrarsi tra le stradine tortuose e collinari di Plaká e Anafiotika, quartieri dall’architettura turco-cicladica dove son fiorite taverne (turistiche, soprattutto) in cui fermarsi ad assaggiare alcuni piatti della cucina tradizionale.

Percorrendo le vie del centro s’inciampa in piccole chiese ortodosse, come quella di Agia Ekaterini e di Agios Eleftherios risalenti al XII secolo: entrare significa proiettarsi in un mondo dove il rapporto con la religione e il divino è molto forte e diretto, quasi quanto il profumo intenso dell’incenso; non c’è posto per sedersi in tranquillità, ma basta poco per cogliere lo sguardo sereno delle icone a cui i fedeli si accostano per il bacio rituale.

Non può mancare neppure un giro nelle vie dello shopping, a Ermou e strade limitrofi. Grandi marche globalizzate e centri commerciali hanno preso il posto – qui come ovunque – dell’artigianato, che è il cuore materiale delle economie, soprattutto se in difficoltà. La strada, dall’aspetto vagamente lussuoso, porta al centro del potere in Plateia Sýntagma, così famosa per i ripetuti scontri da manifestanti e forze dell’ordine. Colpisce che, mentre le televisioni italiane mostravano ancora le immagini di guerriglia di poche settimane precedenti la visita, la Piazza si presenta ordinata e senza neppure un sanpietrino fuori posto. I soldati della guardia, con il pon-pon sulle scarpe, vigilano sul monumento del milite ignoto e involontariamente si prestano a migliaia di foto ricordo.

La vicina stazione della metropolitana merita una visita, oltre a permettere il passaggio fino al Parlamento: all’interno di teche in vetro sono esposti i reperti ritrovati durante la sua costruzione e una parete lasciata a vista mostra le diverse ere archeologiche, visibili a occhio nudo. Il palazzo del Parlamento, in stile ovviamente neoclassico, è visibile anche dalla Piazza, stando comodamente seduti su una delle panchine, mentre tutt’attorno la vita e il traffico scorrono tranquilli, sotto lo sguardo vigile di alcuni militari. Bisogna attendere la sera per veder la gente radunarsi in piccoli focolai di contestazione, con qualche striscione e manifesto, ma sembra più un sit-in di famiglia che un’avanguardia di guerriglieri.

Per saperne di più sulla Grecia Continentale, il mio tour di una settimana.

Sulla Grecia anche:
Cicladi, il bianco e il blu
Santorini, l’isola dalle molte anime
Sarakiniko dalla bianca scogliera
Creta, il Palazzo di Cnosso
Meteore, sospesi tra terra e cielo
Nafplio e le tre fortezze

Rispondi