In volo sulle linee di Nazca

Un viaggio in Perù non è tale senza aver sorvolato una delle sue meraviglie: le celebri, quanto misteriose linee nel deserto di Nazca.
L’arido altopiano nel sud del Paese è segnato da ben 13.000 tratti che compongono più di 800 disegni, molti dei quali sono solo forme geometriche e altri invece rappresentano animali stilizzati come la Balena, il Pappagallo, il Colibrì, la Scimmia con la coda arricciata, fino a un misterioso uomo soprannominato l’Astronauta, così da sottolineare l’incerta origine e l’oscuro significato dei simboli.

A causa delle caratteristiche del terreno, è molto difficile attribuire loro una datazione esatta (si stima tra il 900 a.C. e il 600 d.C.), ma il fatto che siano sopravvissute al tempo dipende proprio dalla reazione del suolo al gran calore che colpisce l’area nella bella stagione. Disegnate in modo perfetto, con proporzioni plausibili per le dimensioni ragguardevoli (la Lucertola è lunga oltre 180 metri, il Condor ha un’apertura alare di 130 metri e il Ragno raggiunge i 45 metri), i disegni sono visibili solo dall’alto (con l’eccezione dell’Albero e delle Mani, per le quali è stato predisposto un Mirador sulla Carratera Panamericana), perciò lunghe file di turisti affollano tutti i giorni il piccolo aeroporto di Nazca per effettuare il periplo aereo sulla piana.

Nella piccola sala d’attesa si mescolano gli idiomi di mezzo mondo, tutti incespicanti per l’ora presta in cui bisogna arrivare, così da partire tra i primi per evitare la nebbiolina del caldo e il vento del pomeriggio. I banchi dei check-in di diverse compagnie controllano i passaporti e le prenotazioni, per inserire quindi i nomi nella lista dei passeggeri del giorno. Da quel momento ha inizio l’attesa, carica di una tensione attenuata dalle sinapsi ancora addormentate. Un documentario sulla presunta origine dei geoglifi intrattiene i più catatonici, mentre gli altri stringono tra le mani bicchieri colmi di caffè caldo o gironzolano tra le bancarelle poste appena fuori dall’aerostazione.

Tanti piccoli piper da 3 a 9 posti affollano la pista: decollano e atterrano a cottimo, effettuando voli di circa mezz’ora. I passeggeri prossimi alla partenza vengono chiamati dai desk: scossi dalla loro catalessi, bisogna passare i controlli standard prima di salire sull’aereo. Lasciate le boccette coi liquidi, i tagliaunghie e quant’altro di vietato in custodia agli appositi addetti (con relativa contromarca per il ritiro), è l’adrenalina a esplodere e svegliare improvvisamente sia il corpo che la mente.

Il motore dell’aeroplano urla mentre prende potenza; indossare le cuffie è obbligatorio per non essere assordati e per sentire chiare le spiegazioni durante il volo. Appena stabilizzato in quota e raggiunto il primo dei disegni, il pilota inizia il suo lavoro: inclina il veicolo da una parte per consentire una vista ottimale, poi curva dall’altra per offrire pari spettacolo. Si ondeggia nell’aria, mentre sotto scorrono intrecci di righe che richiedono una particolare concentrazione perché si possa riconoscere una figura.

È uno spettacolo che entusiasma e scuote. Mette sottosopra soprattutto lo stomaco, così tanto da diventare ostico guardare sotto senza avvertire la nausea salire prepotente. In questi casi bisogna guardare l’orizzonte, ma il profilo del deserto e privo di ogni attrattiva. La coda dell’occhio individua allora con approssimazione il punto in cui la guida colloca un disegno e la mano scatta la fotografia, senza neppure girare la testa. Dopo dieci minuti di volo matura la consapevolezza che le linee di Nazca si guarderanno da terra, sullo schermo della reflex, sperando nella fortuna di una buona inquadratura, perché neppure quello spettacolo in differita diventa possibile se si rovescia pure la bile dentro un sacchettino di plastica.

Lasciati quindi da parte gl’interrogativi su chi abbia prodotto le linee, gettato il sacchettino nel bidone già pieno, recuperati gli effetti personali al check-in, quel che resta delle linee è la sensazione di aver (quasi) visto un luogo davvero unico. Quella piana dal colore ocra scuro conserva a fatica una bellissima forma di arte rupestre, che in epoca passata doveva avere una funzione più pragmatica delle ipotesi formulate da studiosi d’ogni latitudine, affascinati da un mistero che – romanticamente si spera – non trovi soluzione.

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Info pratiche.
L’aeroporto si trova a un paio di kilometri da Nazca, seguendo le indicazioni sulla Carratera Panamericana. Le compagnie che effettuano i voli hanno anche la biglietteria nell’aeroporto, ma è difficile trovare posto per il giorno stesso. I passeggeri con prenotazione di solito vengono fatti salire in base all’ordine di arrivo, dando priorità alle comitive dei viaggi organizzati o a chi ha prenotato a Lima; i sorvoli possono essere prenotati anche nelle numerose agenzie di viaggi o alberghi di Nazca. Conviene informarsi sulla disponibilità prima di partire e stabilire quindi il giorno.
Costo del volo per persona 50 USD (nel 2010).

EL MIRADOR - Lungo la Carratera Panamericana, a 20 km da Nazca, è possibile avere un assaggio delle linee salendo ulla torre di osservazione (Mirador) allestita appositamente. Dalla cima si ha di una visione in obliquo dell’Albero e delle Mani, oltre che della Lucertola (tagliata a metà proprio dalla grande strada). Alcuni cartelli mettono in guardia sulla presenza di mine antiuomo: si tratta di un espediente per evitare che la gente cammini sulle linee, danneggiandole. Bisogna tener presente infatti che dal terreno le figure NON sono visibili!
Costo per salire sul Mirador: 0,30 USD (nel 2010)

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