La Grande Moschea dell’India

India Delhi Jama Masjid

La Jama Masjid, luogo di culto ma anche di incontro per gli indiani che mescolano la preghiera alle chiacchiere, con un orecchio proteso verso gli idiomi incomprensibili degli stranieri

Tutt’attorno è un brulicare di umanità variamente assortita che mangia, dorme, respira, parla, ride, ama, odia, espelle i propri rifiuti corporali, piange. Tutt’attorno è un insieme di suoni, odori, rumori e movimenti senza sosta, che giungono dalle strade strette e affollate della vecchia Delhi, dai banchi di un mercato vasto e assortito, dai mendicanti quasi privi di forma che strisciano sui lunghi gradini della Jama Masjid, la più grande moschea dell’India.

Posizionata su un’altura nel Chandni Chowk, il quartiere della Luna, l’edificio costruito tra il 1644 e il 1658 è imponente con le sue alte mura lisce, i tre grandi portali, le tre cupole a cipolla (pari a tutte le moschee consacrate al culto), le quattro torri angolari e i minareti alti fino a 40 metri, che alternano il bianco del marmo col rosso dell’arenaria.

Affidate le scarpe a un custode del quale bisogna per forza fidarsi, e indossata una tunica dai colori neutri per nascondere abiti troppo occidentali, si varca l’ingresso numero 3 e la vista non riesce a raccogliere con un unico sguardo i 10.000 metriquadrati del grande cortile. Persone che vanno e vengono, impegnate in chiacchere e preghiere, appoggiati un po’ ovunque e soprattutto seduti attorno alla grossa vasca per la purificazione, al centro dello spazio aperto.

Barbara Oggero foto India Delhi

La Grande Moschea dell’India

Il pavimento è un tappeto di cotto rosso, dove i bambini giocano e i piccioni planano. Capace di ospitare fino a 25.000 fedeli nella preghiera del venerdì, al centro di un lungo porticato si apre il Miharab, la nicchia-santuario che indica la direzione della Mecca. Marmo e arenaria si intrecciano con cognizione e riproducono con sapienza le iscrizioni del Corano, lasciando intendere che questo, nonostante il chiacchiericcio e la rilassatezza dei presenti, è un luogo di culto.

La gente infatti si attarda tra discorsi e preghiere, scatta fotografie ricordo, mangia biscotti e frutta, osserva i turisti. Orecchie protese ad ascoltare qualsiasi suono e idioma, seppure sconosciuto e incomprensibile: l’atavica curiosità degli indiani esplode in questo spazio vasto, ma raccolto, dove diventa più semplice avvicinare lo straniero per presentargli la famiglia al completo e chiedergli qual è la sua professione, così da potergli raccontare la propria.

Un moto d’orgoglio li attraversa nel poter dire di lavorare nel terziario; un sentimento che coinvolge quanti vivono in un’India che evolve velocemente restando comunque arretrata per larghi tratti; un Paese dove il successo si misura col numero di penne nel taschino della camicia, il cellulare e un’automobile a poco costo, nonostante la modernità sia sempre qualcosa di distante, come ricorda la magnifica vista che si gode dall’alto del minareto sud, sul movimento inarrestabile e pregno di vita della città vecchia.

Info pratiche
Orario: tutti i giorni 8,30-12,30 / 13,45 – 30min prima del tramonto; venerdì chiuso 12-14
Costo: ingresso gratuito; macchina fotografica e videocamera: 150Rs; custodia scarpe: 5Rs; salita al minareto sud: 20Rs (le donne solo accompagnate)

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Categorie: India

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