La Villa delle Regine

Guardando la collina dal lungo Po, Villa della Regina sta lassù, incastonata nel verde scuro degli alberi con la sua facciata larga e chiara , tanto da apparire piatta, quando accoglie nella realtà arredi pregiati e sfoggia un tripudio di natura sul versante posteriore, che le sono valse l’iscrizione tra i Patrimoni dell’Unesco.

Dopo i lavori di recupero durati alcuni decenni, questa dimora cittadina di Casa Savoia è tornata visitabile (ma non fotografabile) da pochi anni; solo il Parco, sul retro, resta ancora inagibile.

La palazzina originaria del ‘600, ampliata e arricchita nel secolo successivo, seguiva lo schema architettonico delle ville d’epoca romana, ingentilita da giardini all’italiana, fontane e cascatelle, nonché da un’area agricola con tanto di vigneto che la fece diventare residenza privilegiata di diverse regine sabaude. Strutturata a terrazze belvedere, sul fronte un Poseidone privo di arti zampilla acqua con piglio autoritario e controlla l’ampia corte da cui si elevano i due scaloni ricurvi che conducono all’interno dell’edificio.Barbara Oggero fotografia Torino Villa Regina

Partendo da un salone centrale, traboccante di barocco e trompe d’oeil, gli ambienti sono speculari: a sinistra si aprono gli appartamenti femminili e dalla parte opposta quelli del Re. Stanze adibite a usi più o meno privati ospitano mobili d’artigianato piemontese, intagliati con inserimenti di madreperla da provetti ebanisti del territorio; la tappezzeria e pavimenti originali decorano e riscaldano gli ambienti.

Immancabili, ma sempre graziosi e –anzi– particolarmente ricchi sono i Gabinetti Cinesi, in legno laccato e decorato. Come da costume della metà del ‘700 presso gran parte delle corti reali, ciascuna residenza era dotata di una stanza dove venivano raccolti oggetti e arredi provenienti da Oriente, mentre la Carta di Riso dipinta con motivi da giardino dell’est prendeva il posto dei più impegnativi arazzi o dei damascati tessuti da parete.

Un cortile con padiglioni su cui sono inserite statue dalla foggia antica ingentiliscono il retro del palazzo. Una fontana a balzelli funziona come una cascata e scende direttamente dalla collina. I passi affondano nella ghiaia e sono l’unico rumore che rompe la tranquillità e il suono della natura. Il cinguettare di uccellini e il volo di sempre più rare farfalle riempiono lo spazio lasciato dai passi lenti di un ozioso e ristoratore passeggiare, come dame d’altra epoca.

Info pratiche
Indirizzo: Strada Comunale Santa Margherita 79, Torino
Orario:dicembre a febbraio > 9-16; resto dell’anno > 9-18. Lunedì chiuso sempre.
Costo: gratuito, con visita guidata obbligatoria

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