Gli Uros e il lago sacro delle Ande

Le isole flottanti sul lago Titicaca, in bilico tra tradizione, turismo di massa e inquinamento

Negli ultimi giorni il lago Titicaca, al confine tra Perù e Bolivia, è balzato alle cronache internazionali per il forte inquinamento causato dall’incremento di liquami e sostanze tossiche in esso scaricate, che ne stanno compromettendo l’ecosistema.

L’intensità del colore della sua superficie è resa oggi più opaca dallo strato di mucillagine che non permette alla luce e all’ossigeno di filtrare, cosicché è anche l’uomo (la cui crescita sulle sponde sta causando il danno) a veder messa in pericolo la propria esistenza. L’allarme è stato lanciato –tra gli altri– dalla comunità degli Uros, una delle civiltà pre-colombiane che abitano da centinaia di anni su isole artificiali, sopravvivendo prima all’oppressione degli inca e quindi alla colonizzazione spagnola.

Un intero arcipelago di islas flotantes, costruite dagli indios stessi, galleggiano al largo di Puno, sul versante peruviano del lago. La totora, una canna che cresce abbondante tra queste acque, è la superficie lavorata e costantemente curata su cui essi vivono, costruendovi piccole capanne dotate del massimo confort consentito dal contesto: un tetto, un letto adagiato sul terreno, un angolo per pochi oggetti e la radio.

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Info su come raggiungere le Islas Flotantes da Puno (Perù)
Al molo si possono scegliere le visite di gruppo oppure noleggiare un’imbarcazione privata: esiste un’ampia scelta, a costi ovviamente diversi (durata complessiva: due ore circa). I battelli salpano dalla prima mattina fino al tardo pomeriggio. Molte agenzie turistiche di Puno offrono diversi pacchetti, alcuni comprensivi di guida (sempre molto preparate e disponibili), visita all’isola di Taquile e pranzo (durata complessiva intorno alle sette ore).

Curiosità: Glottologia ed etimologia del nome.
Per quanto ci si sforzi a riprodurre il suono, una glottide abituata ad altri suoni non riesce riprodurre facilment e la reale pronuncia del nome Titicaca, il lago navigabile più alto al mondo, che vuole l’inserimento di un suono vuoto come l’acca tra le prime sillabe ’ca’.
Esso prende il suo nome dall’isola Intikjarka, parola che deriva dall’unione di due parole (una in dialetto aymarà e l’altra in quechua): Inti ovvero Sole e kjarka ovvero masso rupestre. Un’altra ipotesi sostiene che derivi da Titi ovvero gatto o puma e kaka, cioè pietra. perché dall’alto, il lago avrebbe la forma di un puma che caccia una viscaccia (roditore della famiglia dei cincillà).


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