L’occhio del secolo (scorso)

BELGIUM. 1932.BELGIUM. Brussels. 1932.

La mostra antologica dedicata all’occhio fotografico di Cartier-Bresson racconta 50 anni di storia, di mondo e di vita.

La bellezza delle oltre 130 immagini in bianco e nero di Henri Cartier-Bresson, esposte a Palazzo Reale di Torino, sta nella loro totale assenza di sofisticazione. Talvolta sfocate, spesso eccessivamente scure, le fotografie rendono in maniera concreta l’idea di fondo dello scatto, ovvero non apportare alcun intervento sul soggetto fotografato. Né prima, né durante e meno ancora dopo.

Un discorso quasi inaccettabile oggi, con le macchine digitali e i programmi di fotoritocco per correggere imperfezioni d’ogni sorta. Ma per Cartier-Bresson era importante soprattutto possedere la sensibilità di cogliere il momento opportuno per fotografare, quando tutti gli elementi si dispongono in maniera organica regalando all’occhio di chi li sa cogliere quell’attimo di perfezione assoluta.

Ciò vale per tutti i soggetti immortalati, dalla gente comune – colta nella propria quotidianità – ai personaggi più famosi sorpresi nella loro umana fisicità, come per un giovane Truman Capote o un ruvido William Faulkner. Non solo le persone, ma anche i luoghi diventano protagonisti e pregni di vita: le prigioni, le piazze, le strade si animano davanti all’obiettivo della fedele Leika 35mm, che gli permetteva di scattare senza attirare su di sé l’attenzione.

Le riproduzioni autenticate delle immagini esposte sono una testimonianza storica di mezzo secolo speso a documentare il mondo, tra la Francia e il Messico, la Cina e l’Italia, la Spagna e l’India. Dall’inizio degli anni ’30 alla fine degli anni ’70, il celebre fotoreporter viaggiò imprimendo sulla pellicola anche eventi di grande portata, solo per la fortuna – spesso – di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. La folla al funerale del Mahatma Gandhi a New Delhi, vista dall’alto rende davvero l’idea di un mare agitato dal dolore collettivo; la guerra civile spagnola imprime nei chiaroscuri la sua drammaticità; la fine del secondo conflitto mondiale in Germania mette davanti due donne, a riflettere la resa dei conti inevitabile di un intero popolo.

‘Photographe’, il titolo della mostra antologica, può sembrare a fronte di ciò un po’ riduttivo, ma spiega in verità tutta l’essenza del Maestro: l’interesse verso la fotografia come arte, come modalità per raccontare la vita. Tutto il resto, per sua buona sorte, non lo riguardò.

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Info pratiche
Dove:
Palazzo Reale, Piazzetta Reale 1, Torino
Quando: fino al 24 giugno 2012
Orari: dal martedì alla domenica 9,30 – 18,30. Ultimo ingresso alle 18. Chiuso il lunedì.
Biglietti: Intero 6 €. Ridotto 4 € per: ragazzi dai 13 ai 18 anni, aziende convenzionate, possessori di un biglietto di ingresso per il Palazzo Reale. Omaggio per: bambini da 0 ai 12 anni e portatori di handicap.
Nota: è vietato fotografare la mostra e l’allestimento; le fotografie qui riportate sono prese dalla rete.Parigi Place de l'Europe. Gare Saint Lazare. Cartier-Bresson 1932

Storia di uno scatto: Cartier-Bresson stava passeggiando per Parigi quando vide una fessura in una staccionata di legno. La feritoia era della misura giusta per farvi entrare l’obiettivo della sua Leica. La scena che vide tramite la macchina fotografica fu di una scala in una pozzanghera. Incuriosito da quel quadro, iniziò a sistemare messa a fuoco ed esposizione, quando un piede staccato da terra comparve nell’inquadratura ed egli scattò per cogliere quel movimento. In realtà Bresson non aveva visto l’uomo nella sua interezza, ma lo aveva immaginato impegnato in un salto partendo dal dettaglio del suo piede sollevato e proteso nel vuoto.

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Categorie: Turin

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