L’ultramaratona della sabbia

marathon des sables duna solitaria

La passione per il podismo spinge agli estremi, come racconta Andrea Girardi che ha partecipato a due edizioni della Marathon des Sables e si accinge a parteciparvi per la terza volta: 250km nel deserto marocchino percorsi in totale autonomia, tra dune alte come palazzi e tempeste di sabbia.

La Sultan Marathon des Sables è una gara podistica unica al mondo che coinvolge diverse centinaia di atleti ogni anno, perché – oltre a svolgersi nel deserto, in condizioni ambientali proibitive che mettono a dura prova la resistenza fisica – si corre in totale autonomia, portando con sé lo zaino completo di cibo, abbigliamento di ricambio e first aid per tutti i 250km suddivisi in 6 tappe. Perciò le cose fondamentali per affrontare questa ultramaratona, giunta ora alla 27° edizione (dal 6 al 16 Aprile, in Marocco), sono tre: lo zaino, lo zaino e ancora lo zaino!

Questo è il consiglio che Paolo Zubani, il referente di gara per l’Italia, dispensa a tutti i concorrenti che non sanno a cosa andranno incontro. Avendo già corso questa gara nel 2000, per la mia seconda prova disputata nel 2010 ero parzialmente preparato e soprattutto conservavo il ricordo della fatica estrema, che mi ha aiutato nella preparazione, non solo del bagaglio.

Una domanda restava però latente nella mia esigenza di rifare questa esperienza: perché ripetersi? Perché una persona sana di mente dovrebbe affrontare di nuovo una simile esperienza? La risposta per me era chiara: in un trasloco avevo perso il roadbook della precedente competizione, inoltre non avevo fotografie perché durante una tappa, in uno stato di semi-incoscienza, avevo perso la macchina fotografica. Quindi dovevo ritornare, per portare a casa altri ricordi di un mondo, il mio, che da fuori sembra per superuomini, ma che per me è la normalità del vivere.

La sensazione impagabile che questa competizione regala è la possibilità di condividere coi propri compagni i tanti kilometri del percorso e le sue difficoltà, ma anche le soddisfazioni che esso regala. Alla partenza hai di fronte cinquanta sconosciuti, che al ritorno saranno diventati degli amici, di quelli che ti pare di conoscere da sempre, perché hanno in testa questa gara da almeno un anno, perché dopo le prime due tappe le gambe fanno così male a tutti che è quasi impossibile sdraiarsi in tenda, perché ci si è curati a vicenda i piedi martoriati dalle vesciche e perché – mentre si cerca di recuperare le energie – ci si racconta tutto della propria vita.

I ricordi più belli, quelli che rimangono dentro, sono infatti legati alle risate e ai discorsi fatti in tenda. Tutto questo diventa normale quando  si corrono tappe da 30km, 35km, 40km, 82km, 42km e 21km. Kilometri che, quando possibile, vanno fatti di corsa salendo e scendendo Erg (dune) o Jebel (montagne), a discrezione dell’organizzazione che cambia ogni anno il percorso, riservando sorprese ai concorrenti: il clou dell’edizione 2010 è stato il Jebel el Oftal. La cresta di dune alte fino a 400metri sembrava messa al termine della tappa con sadismo e ha infatti chiesto il suo pegno: dieci ritiri tra gli italiani.

L’arrivo di tappa è parte della gara stessa, perché viene offerto un solo bicchierino di te per non compromette l’autosufficienza, oltre a tre bottiglie di acqua per reintegrare sia i liquidi perduti che per cucinare i cibi liofilizzati. Con lo zaino e le bottiglie in mano bisognava ancora strascinarsi per quasi un kilometro fino alle tende berbere, composte da quattro bastoni e un tessuto nero sopra, aperte su 2 lati e con un tappeto  come pavimento. In queste condizioni ci vuole almeno un’ora per recuperare, sdraiati per terra, alzando e abbassando le gambe di tanto in tanto; impensabile bere o mangiare, perché il corpo lo rigetta subito.

La tappa da 82km è considerata la Regina, poiché la durata stimata è sopra le dodici ore e si arriva quindi col buio. La partenza è fissata alle 9 del mattino e dopo cinquanta kilometri si entra nell’Erg, spesso in solitaria. È da questa sensazione che ho tratto l’energia per andare avanti, così tanta da farmi tracciare strada per una decina di chilometri, finché altri concorrenti mi hanno superato e con il passare del tempo sono stato avvolto dalla notte. A quel punto, la mente, andata oltre la stanchezza, ha cominciato a fare scherzi, delle strane evoluzioni che definirei allucinazioni. Ho pochissimi ricordi di quei momenti, a parte la frescura, i bastoncini luminosi che indicavano il percorso, e la salita di un Jebel che ho fatto senza sforzo apparente. L’arrivo è stato emozionante, con lo striscione illuminato che diventava sempre più grande.

Per mantenere nelle tappe successive la posizione conquistata di cinquantesimo in classifica, grazie anche ai consigli dei più esperti, ho alleggerito il peso dello zaino per andare più veloce. Ho curato l’assetto della corsa rinunciando alla borsa sul petto, ho mangiato più cibo per eliminare buste e scatolette e ho riposato tanto. Le ultime due tappe, in particolare la maratona, sono state molto faticose, ma sono riuscito a mantenere la graduatoria grazie alla leggerezza e al fatto che gli ultramaratoneti corrono più lentamente sulle distanze brevi. Una soddisfazione immensa, che non posso nascondere.

Se qualcuno volesse cimentarsi in un’esperienza del genere, ripeterei i consigli di Zubani sullo zaino e suggerirei di affrontare la gara con spensieratezza e voglia di vivere, anche perché la Marathon des Sables è un evento internazionale che appoggia iniziative caritatevoli per chi ha avuto meno fortuna nel nascere. La bellezza di poter correre questa gara in piena salute e col giusto allenamento sono degli stimoli in più, anche per ripagare chi non ha avuto la stessa combinazione di elementi fortunati e che per vari motivi ha dovuto rinunciare.

Andrea Girardi: 50° assoluto e 6° italiano

Le foto sono tratte dal sito ufficiale della gara, con l’eccezione di quella titolata ad Andrea Girardi (di sua appartenenza), che si ringrazia per la disponibilità e a cui si augurano continui e migliori successi in campo podistico (e non solo), soprattutto in vista della sua prossima partecipazione alla 27°edizione della gara nel deserto marocchino!

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Categorie: Marocco

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2 commenti su “L’ultramaratona della sabbia”

  1. marzo 28, 2012 a 7:21 pm #

    Che mito!

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