Cicolaté d’Turin

Cioccola-TO e il viaggio del seme di cacao dal Messico alla Spagna, fino alla corte dei Savoia e nella nostra dieta.

Torino detiene alcuni primati che nel corso del tempo hanno condizionato, nel bene o nel male, il costume degli italiani. Oltre all’auto e alla moda, al cinema, alla televisione e alla radio (per citare parte delle innovazioni esportate), la corsa del cioccolato lungo lo stivale iniziò proprio dalla corte sabauda e viene perciò celebrato con Cioccola-To, una kermesse ad hoc che dal 2003 anima soprattutto il centro storico del capoluogo piemontese.

Il viaggio del seme di cacao iniziò ai primi del ‘500 con Herman Cortéz, el Conquistador. Ricevuto in dono da Montezuma, lo spagnolo portò la fava in patria e ne fece dono al proprio sovrano, Carlo V, mostrandogli come i maya vi ricavassero una bevanda capace di dare grandi energie. Nel 1559 Emanuele Filiberto di Savoia, generale nell’esercito iberico, tornò a casa portando con sé alcuni chicchi e introducendola così nella corte sabauda. Il suo gusto conquistò sovrani e nobili, tantoché fu offerta alla cittadinanza di Torino quando divenne capitale del Regno (1560).

Da lì in avanti la vita del cacao e della cioccolata fu in ascesa: Torino vanta il primato della prima cioccolata calda servita in tazza e nel 1678 venne concessa la prima ‘patente’ di cicolaté (in cui si autorizzava anche la produzione, oltre alla vendita al pubblico) a Giò Antonio Ari; nel XVIII secolo i maestri cioccolatieri crebbero di numero e iniziarono a servirsi di macchinari per aumentare la produzione. L’avvio di una vera industria vide il nascere e il consolidarsi di marchi che portano tutt’oggi nomi di famiglia, noti a tutti i golosi: Caffarel, Talmone, Streglio, Pernigotti, Venchi. Dal fermento industriale, a metà ‘800 nacque il primo cioccolatino incartato al mondo, il Gianduiotto, che la Caffarel Prochet produce ancora con la data (1865) stampata sulla stagnola.

Questa è la storia che viene celebrata con la fiera del cioccolato in corso a Torino, in Piazza Vittorio fino a domenica 11 Marzo. Cresciuta molto nel corso di questi dieci anni, la manifestazione ha perso il suo carattere artigianale, lasciando posto stand che vendono prevalentemente prodotti seriali accanto a poche, consolidate sfiziosità. Tra le altre cose, è ancora possibile assistere alla lavorazione del cacao, dal seme alla pasta di cioccolato, o a lezioni tenute da alcuni Maestri Cicolaté.

La proposta è diversificata, rivolta a un pubblico eterogeneo che non disdegna un dolce trattamento di bellezza o di partecipare a un cooking show con ricette a tema o di divorare una fetta di pane e cioccolato sdraiato sulla spiaggia più dolce del mondo: Spalm Beach. In un’area appositamente attrezzata, ombrelloni, lettini e sdraio sono a disposizione di quanti vogliono concedersi un momento di relax facendo scorta di energia! Una goduria divina. Infatti chissà cosa direbbero i maya, che consideravano la bevanda come il cibo degli dei.

Cioccola-TO, o ci vai o ci sei

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