
La Lancia Aurelia B24 corre sul litorale romano impegnata ne ‘Il Sorpasso’, uno dei film di Dino Risi che meglio raccontano l’Italia del boom economico.
In un succedersi di eventi e battute comico-amare, il nuovo benessere si mescola con la meschinità aggressiva dell’italiano medio. Carattere questo che trova nell’illusione di ricchezza il terreno da cui emergere e crescere, mentre l’auto ne diventa il simbolo più concreto ed evidente. La sua eleganza e la raffinatezza si trasformano presto in prepotenza e inganno, manifestati nel motore truccato e negli allestimenti esagerati. Lucida e smagliante, la vettura brilla nel sole d’agosto, ma – a ben guadare, da vicino – sono molti i difetti visibili: una fiancata mostra le lavorazioni sulla carrozzeria e le riparazioni ancora da riverniciare. Metafora delle cicatrici delle battaglie sostenute (dall’auto e dal suo autista), secondo la logica ancora in viva che ‘molti nemici, molto onore’.
Regina incontrastata del film e della speranza di futuro, la Lancia Aurelia è rimasta un’icona nell’immaginario collettivo e viene celebrata in questi giorni alla rassegna internazionale “Automotoretrò” in corso al Lingotto Fiere di Torino. Un modo per festeggiare i 50 anni dall’uscita nelle sale del film, etichettato come ‘commedia all’italiana’, ma che in realtà può essere equiparato a un ‘road movie’ per il rapporto simbiotico dei due protagonisti con la strada con l’idea di movimento, nel viaggio che da una Roma eterna e desolata arriva fino al lungomare toscano.
Tarquinia, Orbetello e l’Argentario, la Maremma e Follonica, Cecina: è su quel tratto di strada, caldo e costeggiato di pini marittimi, va in scena una parte dell’Italia con tutte le sue contraddizioni mai risolte e con una spensieratezza che presto lascerà il posto alle prime contestazioni di piazza. Un’epoca che sta per finire col botto, proprio come lo schianto dei due protagonisti a Calafuria, dopo il paese di Quercianella (LI), dove tutt’oggi sorge l’omonima Riserva Naturale, capace di incantare con le sue rocce calcaree su un mare d’argento. Solo 115 ettari di macchia mediterranea difesi da un torrione sul mare, ultimo baluardo di una difesa antica, da cui affacciarsi e respirare l’aria, che mescola il salmastro con il profumo delle erbe aromatiche e regala un’emozione che sa di libertà e di orizzonti lontani. Come in ogni viaggio che si rispetti.








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