
La festa ebraica segna la fine dell’inverno e il momento di pagare le tasse per il bene della collettività.
Secondo il calendario ebraico siamo nell’anno 5772 e oggi finisce l’inverno in Israele perciò, con le prime gemme, si festeggia il Capodanno degli Alberi, la Tu BiShvat (ovvero il 15° giorno del mese di Shevat).La festività è una sorta di ringraziamento per la fecondità della terra ed è legata all’anno fiscale, regolamentando il pagamento delle tasse attraverso la distribuzione delle decime di raccolto.
Il momento coincide poi con l’andamento stagionale delle piogge, che in questo periodo dell’anno sono cessate ed è possibile piantare nuovi alberi, augurandosi così un raccolto migliore dell’anno precedente.

Questo gesto viene anche associato al desiderio di rendere nuovamente verde la terra difficile di un paese che, in epoca biblica, era descritto come rigoglioso e dove le colture fiorivano facilmente. Da ciò è nata l’usanza nell’alto medioevo di intercalare la lettura di brani della Torah con la degustazione di frutti, associati alla terra di Israele (fichi, uva, melograni, mandorle, datteri, pistacchi, agrumi e noci), e di vino, sia rosso che bianco.
Poco considerata per un lungo periodo, gode di nuova vitalità e viene festeggiata anche nelle comunità fuori da Israele, poiché con questo rituale racchiude diversi aspetti, sia religiosi che sociali: il rispetto del Creatore che ha donato la natura all’uomo, la rivendicazione della Terra Promessa, la necessità di pagare le tasse per redistribuire ricchezza e creare un sistema a favore della collettività, prendere coscienza del peccato originale, accettare la propria vulnerabilità di esseri umani, oltre a intraprendere un viaggio mistico che attinge i propri significati nella Kabalah e perciò veramente comprensibili solo a chi possiede conoscenze e sensibilità speciali, come gli Eletti.







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