L’Abbazia dell’amicizia

Vezzolano abbazia fronte

Nelle colline dell’astigiano si cela un tesoro: l’Abbazia medioevale di Vezzolano, la cui fondazione viene attribuita alla fede religiosa di Carlo Magno

Alcuni luoghi bisogna conoscerli, magari perché ne ha parlato un conoscente o forse per un trafiletto fugace su qualche giornale locale. Questi luoghi, talvolta, sono dei piccoli gioielli e scoprirli è una sorpresa che accresce il rispetto per il proprio territorio e l’orgoglio di appartenervi.

L’Abbazia di Vezzolano è tra questi tesori: nascosto tra le colline verdeggianti dell’astigiano, è un edificio austero tra i più importanti monumenti medioevali del Piemonte. Una leggenda racconta la sua fondazione e chiama in causa Carlo Magno (impegnato a contrastare una danza macabra), mentre la storia ritiene che un primo insediamento sia di epoca antecedente, longobarda, seppur il documento ufficiale risalga al 1095.

Lo stile romanico-gotico dell’intero edificio è da libro di storia dell’arte. La facciata bicromatica, in pietra arenaria e mattone, mescola due scuole architettonica: quella ligure e quella piemontese; la struttura interna porta i segni dell’influenza francese. Ma il risultato è un’austerità gradevole e amalgamata, che conferiscono alla pratica religiosa la giusta semplicità.

All’interno la luce filtra a fatica dalle piccole finestre e la temperatura rimane sempre a livelli bassi; l’umidità della selva tutt’attorno carica di un profumo selvatico le volte e la navata. Un nartece attraversa la navata maggiore, dividendo in orizzontale lo spazio. Questo porticato interno, sorretto da colonne con capitelli a foglia e gemma, srotola sulla propria sommità la storia dei trentacinque patriarchi antenati della Vergine. Una struttura che racconta anche le usanze religiose del primo secolo dello scorso millennio, ovvero separare i battezzati dai catecumeni o dividere i nobili dai popolani, a seconda dell’interpretazione che viene attribuita al profilo architettonico. L’altare maggiore, rischiarato dal portone aperto, custodisce nel tabernacolo un trittico in terracotta colorata del XV secolo, opera della maestria artigianale; due bassorilievi rappresentano la Madonna e l’Arcangelo Gabriele.

Gli affreschi però sono il vero fiore all’occhiello dell’Abbazia: risalenti al ciclo pittorico del ‘300 piemontese, alternano temi smaccatamente religiosi con altri, attinenti alla Morte: un Defunto in toga rossa disteso, il Contrasto dei tre vivi e dei tre morti e infine Carlo Magno alle prese coi tre scheletri usciti da un sepolcro, quasi a voler dire che la leggenda – se ben raccontata – può diventare realtà.

NOTA GASTRONOMICA: Vezzolano e il comune di Albugnano (a cui pertiene l’Abbazia) sono anche famosi per una variante della Bagna Caôda, il celebre piatto della tradizione contadina piemontese, preparata col peperoncino rosso selvatico. Questo elemento venne infatti sostituito all’aglio e la pietanza così composta fu servita dal canonico dell’Abbazia a Carlo VIII, re di Francia (sul finire del ‘400), come elemento curativo per il vaiolo (o la sifilide) che lo avevano reso infermo. Dopo la guarigione, la riconoscenza del sovrano fu ovviamente tanta e concesse che il proprio vessillo figurasse accanto all’altare della chiesa. Ciò suggellò uno stretto rapporto tra potere temporale e quello religioso, che portò a definire ‘dell’amicizia’ questa specilità popolana.

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Categorie: Italia

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