Il paese che non c’è: omaggio dell’arte al Tibet

Arte contemporanea e Khata

L’arte contemporanea pone l’accento sulla situazione del Tibet, per testimoniare la decennale situazione di uno Stato che non può esistere e di un popolo dall’identità negata.

Torino Expo - Sala Nervi - Padiglione Italia

La Biennale di Venezia è arrivata a Torino con la raccolta di ‘Padiglione Italia’ per chiudere un cerchio ideale in omaggio alla prima capitale d’Italia. Le 700 opere, nell’allestimento di Sala Nervi a Palazzo delle Esposizioni, vogliono mettere il focus sull’attività artistica nazionale accomunando pittura, scultura e fotografia.

Torino Expo - Sala Nervi - Padiglione Italia

Accanto all’Italia trova qui spazio il ‘Padiglione Tibet’ dedicato al paese che non esiste, con l’intento di dare una sferzata all’indifferenza collettiva che circonda anche le vicende di questa terra e del suo popolo e che, come Stato inesistente, non può essere davvero rappresentato nella sede formale della Biennale.

Torino Expo - Sala Nervi - Padiglione Tibet

Le opere realizzate da artisti non tibetani hanno trovato la loro tela elettiva nel Khata, la tipica sciarpa offerta dai monaci in segno di saluto e amicizia. Mescolando così la religione con l’espressione artisticacontemporanea, ciascuno vi ha impresso messaggi e segni che raccontano un vissuto personale, oltre a sembrare – in talune occasioni – dei pregiati accessori per fashion victims. Sventolanti dal soffitto, come se fossero poste su un tempio della loro terra, faranno mostra di sé fino al prossimo 30 gennaio, con ingresso gratuito.

Torino Expo - Sala Nervi - Padiglione Tibet

La chiusura della mostra sarà preceduta da un incontro domenica 29 gennaio alle ore 17, per parlare dell’indipendenza tibetana dalla Cina e per presentare il progetto “IN-viso”, in ricordo dei martiri il cui spirito viene raccolto nel volto del Dalai Lama, il più inviso dai nemici di freeTibet. Da una sessantina d’anni la Repubblica Popolare Cinese ha il controllo del territorio e non risparmia – un po’ come ovunque – la violenza per mantenere il primato e continuare la sua corsa di superpotenza economica. La campagna mondiale per la libertà dello stato himalayano raccoglie adesioni a tutti i livelli, sebbene i politici dimostrino sempre una vera ritrosia a mostrarsi pubblicamente e a farsi immortalare accanto alla massima rappresentazione del Buddha in terra, per non incorrere nelle ire e nei ricatti del grande colosso orientale.

La mappa del Tibet

Eppure, nonostante questa situazione, quando si pensa al Tibet vengono in mente gli sguardi puliti dei monaci buddisti dalla tunica rossa e dalla vita ascetica e si pensa al silenzio e alla sacralità intrinseca dei luoghi che scaturisce da ogni cosa, persino dalle montagne. Posto su un altopiano con un’altezza media di 4.900 mt, esso annovera nella propria catena le vette più alte al mondo tra cui l’Everest, sfida al limite dell’umano per molti scalatori. Una volta giunti lassù, sul tetto del mondo, nello Shangri-la immaginato da James Hilton, è possibile godere dell’immensità del panorama e avere l’illusione di essere in un eden dove il materiale e lo spirituale si amalgamano senza vizi e violenze. Come il futuro che si augura a questo popolo tenace.

Le fotografie sono prese da SkyTG24 e Padiglionetibet

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Categories: Splendori d'Oriente, Tibet

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