Dolci e delizie regionali del carnevale

Chiacchiere, crostoli, frappe, galani, bugie, cenci

Ravioli dolci o bugie ripiene

La parola Carnevale evoca nella mente diverse immagini: le maschere, i carri, gli scherzi, i coriandoli, le stelle filanti, il trucco e anche i dolci di origine popolana, che sono entrati a far parte della nostra tradizione culinaria. Chiacchiere, crostoli, frappe, galani, bugie, cenci sono nomi diversi dati alla delizia del carnevale per definizione, chiamato frictiliadagli antichi Romani che lo friggevano nel grasso di maiale.

Il loro nome suggerisce un’evidente verità, cioè che in questo periodo dell’anno era possibile dirsi qualsiasi cosa senza temere ritorsioni successive. A listarelle di diversa grandezza o a rombo, vuote o ripiene (di marmellata, di mostarda o di cioccolata) sono fatte da una semplice pasta sottile e ricoperte di zucchero abbondante che saltella e inzacchera il volto, mentre le briciole disordinate saltano un po’ ovunque.

Chifelini trentini

Oltre alle bugie, alcune regioni italiane hanno nel loro menu delle vere specialità, talvolta ricche di storia come i Chifelini del Trentino: dei panini dolci ripieni di marmellata. Il loro nome si ritiene derivi da gipfel, la punta della mezza luna simbolo dell’esercito turco, di cui ricorda la forma; create da un panettiere viennese durante l’assedio ottomano alla capitale austriaca, era inizialmente un pane su cui si spalmare la marmellata e aveva con lo scopo di rincuorare e allietare i concittadini stremati.

Cannolo siciliano (Andrea Matranga ph.)

La Sicilia invece ha destagionalizzato il Cannolo, che un tempo veniva preparato solo in occasione del carnevale; ripieno della saporita ricotta di pecora, oggi si può degustare anche con aggiunta di cioccolato nel cremoso composto. Le ciambelle trovano delle varianti tipiche in Sardegna, che per le Cattas usa lo zafferano e conferisce la forma a spirale alla pasta, e in Campania dove le patate lesse vengono mescolate nell’impasto delle Graffe. Sempre a Napoli si può mangiare il Migliaccioa base di farina di granoturco e cannella, con aggiunta di uva passa, pinoli e canditi, fino ad assumere – a fine cottura – la forma di una vera torta da affettare.

Cicerchiata umbra

Altre torte si trovano viaggiando per la verde Umbria e soffermandosi sulla Cicerchiata: un impasto di palline fritte nel miele e quindi unite a lamelle di mandorle e frutta candita tagliata piccolissima; versato il composto dentro una forma a ciambella, si solidifica in questa forma su cui poi viene cosparsa una granella di zucchero. Di forma piramidale è la Pignolata calabrese, composta da un insieme compatto di listarelle di pasta dolce fritta e poi immerse sempre nel miele caldo.
 
L’Abruzzo contribuisce al ricco piatto nazionale con i Taralli al naspro, dal retrogusto di anice e avvolti in una glassa di zucchero e limone, che raffreddandosi diventa bianca, mentre dalla Puglia arrivano i Bocconotti: tartine di pasta sfoglia con – a sorpresa – un cuore di crema e marmellata di ciliegie.
 

Chiacchiere, crostoli, frappe, galani, bugie, cenci

Diverse varianti di bocconcini accomunano regioni del centro-nord: le Castagnole laziali sono gnocchetti dolci e fritti, ricoperti di zucchero e ripieni di una crema pasticcera che si amalgama con l’impasto sulle papille gustative; gli Scroccafusi marchigiani recano una croce incisa sopra, piena di zucchero e vengono spruzzati di liquore; i Frisciò del Piemonte e della Valle d’Aosta, ovvero degli schizzi di pastella con dentro l’uva sultanina gettati nell’olio bollente e poi rigirati nello zucchero a velo che, nelle Frittole venete si ubriacano con due cucchiaini di grappa nell’impasto.

Una varietà culinaria figlia della storia che vede l’Italia come il paese dei Comuni e che costituisce una parte del suo ricco patrimonio e che sa accontentare – in questo caso – davvero tutti i palati.

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Categories: Italia, monografica

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