Cuba e le contraddizioni dell’utopia

Cuba - Trinidad 01

Le foto di un viaggio e le considerazioni sullo stato dell’isola caraibica

La storia di Cuba è scritta nella sua geografia, a partire dall’epoca coloniale quando navi cariche di ricchezze partivano dai porti de L’Avana e di Santiago dirette al Vecchio Mondo, passando poi per una una grave crisi mondiale nel 1961 a seguito dello sbarco nella Baia dei Porci, fino alla natura meravigliosa che la rende oggi una delle mete preferite dal turismo mondiale.

L’inverno è la stagione migliore per un viaggio nell’isola caraibica: la ressa dei vacanzieri (estivi e natalizi) è lontana e anche il clima si mostra particolarmente gradevole senza il rischio di uragani o piogge insistenti, capaci di rovinare anche il viaggio del più ottimista. Bagnata a nord da uno spumeggiante Oceano Atlantico e a sud da un placido Mar dei Caraibi, Cuba è fotograficamente riconoscibile per le distese di sabbia bianca corredate da palme (il vero simbolo del paese), che si immergono in acque turchesi e smeraldo.

Resort esclusivi con vista mare o casas particulares sono due tipologie di alloggio agli antipodi, che permettono a chi vuol andare a Cuba di trarre il proprio maggior godimento. Mentre le grandi strutture alberghiere permettono di apprezzare il sole, il mare e il relax, un soggiorno nelle case private dei cubani può essere un modo per capire l’isola al di là delle copertine patinate o da certi nostalgici preconcetti ancora vivi dalle nostre parti.

Intanto si impara ad apprezzare l’ironia dei cubani, in privato così critici verso il loro governo come quasi tutti i popoli del mondo e che, se fino a ieri non sapevano neppure dove abitasse Fidel Castro, oggi non sono in grado di dire se il Líder Máximo sia ancora vivo. Quindi si impara ad apprezzare quel loro buonumore e quella risata così piena che tutto allevia, nonostante il motto più diffuso sull’isola sia No es fàcil riferito praticamente a tutto.

La situazione di Cuba è piena di contraddizioni singolari: retta da un regime ancorato al vecchio sogno socialista, che garantisce a tutti di avere da mangiare ma non i soldi, si trova compressa tra un embargo sempre più formale e il progresso troppo veloce dell’intero globo. Nonostante la presenza della sempreverde industria del tabacco per i famosissimi sigari, degli zuccherifici e di altri impianti manifatturieri, il turismo rimane la prima fonte di guadagno, e non sempre in modo legale. Per strada è infatti facile venire abbordati da sedicenti guide disposte a vendere i propri servigi e anche quelli delle proprie parenti di sesso femminile.

La presenza di una doppia moneta, il pesos e il dollaro, creano un’imbarazzante arma a doppio taglio, perché – se a eccezione delle bodegas o dei banchetti di cibo per strada – al turista viene sempre chiesto di pagare nel soldo americano a un costo ovviamente maggiorato, ma al tempo stesso gli garantisce di avere beni fuori dalla portata degli isolani.

Pagando in dollari infatti si trova quasi tutto, sebbene certi prodotti siano effettivamente di difficile reperibilità, mentre i cubani devono mostrare la loro libreta (la tessera annonaria) per avere quella trentina di prodotti base distribuiti mensilmente. Altri beni vengono invece dispensati a seconda delle disponibilità, perché il sistema cubano è ancora imparziale e autarchico, nonostante la politica dell’equa attribuzione rappresenti un vero salasso per il bilancio dello Stato.

Una situazione davvero contraddittoria, che spesso passa in secondo piano rispetto al sole, al caldo, ai panorami mozzafiato, alle riserve naturali e alle cittadine coloniali dove la vita scorre semplice e fuori dal tempo, tanto da far apparire la isla bonita come un paradiso dove la globalizzazione, davvero, non è (ancora) arrivata.

Un ringraziamento speciale a Elena Turri, foto-reporterpercaso.

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Categorie: Cuba

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