
Al Balôn si arriva da Porta Palazzo o dal fiume Dora, gli estremi della via lungo cui si svolge questo mercato delle pulci che ebbe le sue origini in pieno Risorgimento torinese. Da quel dì sono cambiati più volte gli idiomi, i colori, gli odori e i tratti somatici, ma lo spirito del commercio a poco prezzo è rimasto fedele nel tempo.

Anche l’atmosfera è identica: polverosa, come la roba venduta sulle bancarelle o accatastata sopra i teli stesi a terra. Nato in maniera spontanea, il mercato venne regolamentato a metà ottocento per ufficializzare la consuetudine dei trafficoni di vendere stracci e oggetti ai contadini appena arrivati in città. Ancora oggi vi si trovano beni di ogni tipo, che la folla di torinesi -nuovi e non – guarda con interesse, alla ricerca della grande occasione: capi di abbigliamento veramente vintage e bicchieri spaiati, gocce di lampadari e lavandini sbeccati, servizi da tea della nonna e chiavi senza serratura, maniglie arrugginite e cartoline d’epoca che raccontano scampoli di vite altrui.
L’acciottolato di pietre di fiume, corredato da strisce di pietroni levigati per favorire il passaggio dei primi carretti, sono il percorso guidato nell’esplorazione di quest’area circoscritta che ogni sabato torna alla sua natura primitiva.



Se nella strada principale, via Borgo Dora, i negozi di antiquariato e modernariato espongono la loro merce accanto a bar e trattorie veraci, nelle vie subito adiacenti è più forte l’aria mariuola come nel gioco illusionistico delle tre campane. È un fiorire di abusivismo folcloristico e tollerato, che non è stato possibile controllare neppure con la costituzione di un comitato di zona
e con la richiesta di pagare l’occupazione del suolo pubblico da parte del Municipio.
La mercanzia di dubbia provenienza ammicca tentatrice per il costo basso, ma ricorda quanto ciascuno ha già avuto nelle proprie case e poi accantonato chissà dove.
Un’area fino a qualche anno fa in completo degrado, oggi prova a essere recuperata, perciò case a ringhiera restaurate si interpongono tra gli edifici ancora usurati dal tempo e talvolta occupati abusivamente. Tutto convive e tutto si ricicla sotto il grande pallone del Balôn, simbolo del passato per indicare la presenza delle bancarelle e che oggi sopravvive solo sul logo del mercato.








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