Arles, il café di Van Gogh

All’ora di pranzo le strade di Arles ardono, eppure molta gente vi camminaTuristi, in gran parte. Li riconosci dal loro tentennare davanti alle lavagne dei ristoranti, allettati ma non convinti dal plat du jour: moules et frites, cozze e patatine, una pietanza caratteristica di questa zona, che ha un occhio in Provenza e l’altro in Camargue. Il flusso di visitatori giunge in questa cittadina nel sud della Francia per ammirare le molte bellezze di epoca romana, ma questi non sono gli unici esemplari del passato facilmente visibili sui libri di storia o di arte.

È proprio camminando nel saliscendi delle strade che, dietro l’Hotel de Ville, si palesa un angolo famigliare alla memoria. Così famigliare che quasi si stenta prima ad associarlo, e poi a convincersi di trovarsi di fronte al soggetto originale di un quadro di Vincent Van Gogh: il ‘Terrasse de Café la nuit’, la tela esposta al Kröller-Müller-Museum di Otterlo (Olanda).

Affacciato sulla vivace Place Lamartine, con alti alberi fruscianti di brezza e dehor sotto cui siedono avventori stipati come sardine, da quella sera del settembre 1888, in cui il pittore olandese lo ritrasse consegnandolo così alla storia dell’arte, il caffè ha mantenuto inalterato -nella sostanza- il suo aspetto.

La tenda dello stesso giallo vivissimo ripara i tavolini in ferro battuto adagiati su una pedana in legno, posta per trovare maggiore stabilità sul ciottolato del fondo stradale. La stessa tonalità di ocra intonaca la parete esterna, su cui campeggia orgoglioso il nome dell’artista. Il locale ha una notevole potenza cromatica in tutti gli orari della giornata e non solo di notte come nel quadro, dove la luce di un lampione fa esplodere il giallo creando un contrasto complementare con le diverse tonalità del blu notturno.

Rispetto al dipinto, oggi quei tavoli sono gremiti di persone che fanno la fila per il piacere di sedersi dentro un’opera d’arte e una considerazione affiora in una comparazione tra presente e passato, ovvero come un luogo che a fine ottocento era il rifugio notturno di malfattori e disperati abbia costruito l’attuale fortuna grazie al talento di uno dei suoi clienti più sofferenti, allontanato a forza dalla stessa cittadinanza per motivi di ordine pubblico causati da una malattia.

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