Il vento si infila nelle strette feritoie che illuminano i cunicoli e scende nei sotterranei della fortezza di Al-Karak, nel sud della Giordania, da cui talvolta, si dice, proviene ancora l’urlo di dolore dei prigionieri del terribile sovrano Rinaldo de Chatillon. Una disperazione che giunge fin sulle alte mura, da cui i prigionieri venivano crudelmente gettati.
Abbarbicato sulla cima di un’altura, a oltre 900 metri sul livello del mare, il castello è situato all’estremo meridionale di una roccaforte tutt’oggi abitata, ed è separato dalle case da un profondo fossato, quale ulteriore baluardo difensivo. Scrutando l’orizzonte dalla sua cinta, l’occhio non trova impedimento e spazia fin dove può: con la sua posizione dominante sulla vallata circostante, non stupisce che molti condottieri si siano affrontati e abbiano dato la vita di tanti soldati per la conquista e il dominio delle terre ad essa connesse.
La storia che queste mura raccontano è di guerre, dominio e sangue, in un’epoca che parte dal XII secolo e giunge fino ai primi del novecento e ha visto come protagonisti i crociati, gli arabi e i turchi. Tutti hanno contribuito alla nascita e al rafforzamento di questo luogo strategicamente importante, infatti la sua struttura architettonica riporta le testimonianze del loro passaggio in un amalgama di stili.
I Crociati vi si insediarono intorno alla metà del 1100, dov’erano già sorti in precedenza i centri moabita, nabateo e quindi bizantino. Grazie alla sua posizione a est del Giordano, da Al-Karak era possibile sorvegliare sia le riottose tribù locali di pastori beduini, che controllare le rotte commerciali da Damasco all’Egitto o alla Mecca.
Gli europei impiegarono circa vent’anni per costruire la fortezza e la ultimarono nel 1161. La conformazione generale e la divisione degli spazi dimostrano senza dubbio le rigide necessità militari per cui venne edificato: gallerie labirintiche e ampie camere con soffitti ad arco e pareti in pietra grezza erano destinati ad alloggiamenti e stalle, a luoghi per le esercitazioni e a rifugi durante gli attacchi.
Nel 1176 la cittadina di Al-Karak e i suoi territori passarono sotto la sovranità di Rinaldo di Chatillon che, col suo comportamento violento e spadroneggiante, si inimicò gli arabi. Presto la fortezza cadde nelle mani di questi ultimi, grazie al lungo assedio di Saladino, governatore di Siria ed Egitto. Sotto il controllo dei mussulmani, nei due secoli successivi essa giocò un ruolo centrale nelle politiche del Medio Oriente e fu anche temporaneamente la capitale del seguente regno mamelucco.
Dopo un periodo di dominio turco, la città divenne rifugio dei ribelli locali, mentre il castello ospitò le riunioni dei consigli tribali. Con la ri-conquista ottomana nel 1894 la struttura fu riconvertita in una prigione e come tale restò fino al 1918, in seguito alla Grande Rivolta Araba.
Una vita tormentata quella della fortezza di Al-Karak, come paiono raccontare le pareti usurate e finemente restaurate. Una memoria tenuta viva dal rinnovato Museo Archeologico, che riporta con grande suggestione le lontane vicende di uomini, cavalieri e armi.
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