Camden market, il regno unito della moltitudine

A passeggio per uno dei mercati più famosi e frequentati di Londra.

La linea è nera e corre verso nord. È la Northern Line della metropolitana di Londra. La fermata è quella di Camden Town, dove nei fine settimana conviene arrivare presto per non restare congestionati nel traffico umano di uno dei più famosi mercati della capitale anglosassone.

Il Camden Market nacque nel 1972 come mercato dell’artigianato del fine settimana. Oggi è aperto tutti i giorni, a eccezione di Natale, dalle 9.30 alle 18, e richiama circa dieci milioni di persone ogni anno, tra londinesi e turisti. Divenne famoso a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, quando i movimenti punk e dark ne fecero il loro santuario elettivo. Chi pensa di trovare in questo luogo i segni di quel passato resterà deluso: questo mercato non si è cristallizzato nel tempo, ma ha saputo evolversi e adeguarsi.

L’area originaria si è estesa e ora è composta da diversi mercati posti lungo la Chalk Farm Road, una strada caratterizzata nel primo tratto da basse case colorate, sulle cui facciate sono aggrappati grandi aeroplani, stivali, jeans e altri oggetti in fantasiosa declinazione pop.

Il primo mercato che si incontra è sito nell’Electric Ballroom, la prima sala da ballo in città ad aver utilizzato l’elettricità. Nella sua cornice cupa e non convenzionale, la domenica, trovano ospitalità banchi di abbigliamento fuori dall’ordinario. Appena oltre si trova il Buck Street Market, un quadrilatero di bancarelle stipate e, quasi di fronte, sul lato sinistro della via, si tiene il mercato ortofrutticolo di Inverness Street, frequentato dai residenti.

Superato il ponte sul pittoresco canale Grand Union, dove ancora oggi le chiatte navigano e il sistema di chiuse manuali è funzionante, si trova il clou del mercato. Contrapposto al più omologato Canal Market sorge infatti il Lock, il nucleo originario. In questo magazzino riadattato, costruito in pietra scura a vista, le bancarelle dell’artigianato proliferano. Seppur la globalizzazione si stia imponendo, talvolta si trovano ancora delle novità, frutto del fermento della mente e della fantasia.

Appena oltre si aprono i rinnovati Stables. A seguito dell’incendio del 2008, che ha distrutto il decadente dedalo di vicoli, nuovi edifici in stile sono sorti a ospitare le attività commerciali. Imponenti statue di cavalli in bronzo abbelliscono passaggi rifioriti, mentre i negozi sembrano dei veri alloggiamenti per equini. L’antiquariato conserva sempre il suo angolo polveroso e defilato dalla fiumana di avventori.

Alzando gli occhi, prima di incontrare il tetto trasparente da cui intravedere spicchi di cielo lattiginoso, si notano i piani superiori. La crescita esponenziale del commercio grava su questa zona e porta con sé aspetti positivi e negativi. Dalla possibilità di affittare i locali, anche per un periodo limitato, a prezzi vantaggiosi, al forte impatto di questo sviluppo sul territorio e sui suoi servizi. Passando per la più desolante sensazione di trovarsi in un centro commerciale sui generis.

A dispetto di ciò, Camden resta una tappa fissa durante un soggiorno nella metropoli inglese, come esempio di un consumistico meltin’pot: gente da ogni parte del mondo vi confluisce, in una commistione di stili scevra da ogni pregiudizio; articoli trasgressivi sono esposti accanto ad altri più convenzionali; un mix di suoni e rumori compone la melodia di questo luogo. Inoltre curiosare, chiedere, scoprire e trovare oggetti di cui non si pensava l’esistenza è sempre un’esperienza divertente.

I colori e la vivacità dei mercati si mescolano all’odore di cibo, prevalentemente orientale, che viene cotto in ogni angolo sin dal primo mattino e si infila insistente nelle narici. Moderne cucine a vista sfrigolano pentoloni di riso, carne variamente assortita e verdure; pimpanti signorine richiamano l’attenzione dei passanti e invitano a degustare. La scelta migliore di piatti è nella piazza del Lock, dove vengono preparate le pietanze di diverse etnie ed è piacevole accamparsi sul muretto del canale e mangiare, mentre una chiatta passa e mani esperte aprono la chiusa.

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